12. il nuovo Piano Regolatore Generale

12.1 direttive per il sistema ambientale

Il sistema ambientale è il sistema portante dell'idea di piano.
Un Piano che intende ritrovare nella rete dei percorsi più deboli e fragili del suo territorio la forza per riconnettere, per far comunicare e dialogare tra loro le diverse parti della città.
Uno schema di progetto che attesta le scelte strutturali e la ubicazione delle aree di interesse pubblico da nord a sud lungo il corso del Monticano, da est a ovest lungo la maglia dei canali, delle aree boscate, del sistema dei vuoti. I materiali del progetto sono così i corsi d'acqua, i vigneti, le alberature antiche, le aree boscate, i caratteri morfologici dei siti.
In questo contesto, il corso del Monticano rappresenta una ideale asta di collegamento nord-sud e va pensato alla stregua di un unico "parco fluviale" che interconnette le diverse aree di un sistema di "parchi tematici", che comprende sia aree esterne alla città, sia aree interne, altrove denominati "caposaldi" del verde urbano.
Si propone un sistema di parchi tematici attrezzati, che si differenzia per funzione (di riequilibrio, di filtro o di salvaguardia), o per vocazione (turistico-sportiva per il Lago di Pradella; storico-testimoniale per la collina del castello; tecnologico-formativa per l'area Zoppas-Zanussi; sportivo-ricreativa per Campolongo).
Tali ambiti sono oggetto di uno specifico approfondimento progettuale, che consente di valutare il grado di compatibilità di possibili interventi edificatori di completamento (secondo logiche perequative). Rimane comunque prevalente, come leggibile dagli elaborati grafici, l'esigenza di qualificare queste aree tramite un organico ed attrezzato sistema di servizi, di spazi verdi e attrezzature.
L'idea di città sottesa a questo schema è l'idea di una città di confine, a cavallo tra la vocazione turistica del suo arco collinare e la vocazione tecnologica del sistema produttivo.
Ragionare attorno al concetto di parco non significa tuttavia precludere, all'interno del suo perimetro, possibilità di interventi edificatori privati, i quali vengono qualificati e dimensionati in ragione della vocazione specifica del comparto di intervento.
Sulla base di questa ipotesi strutturale, le norme di attuazione del Piano contengono specifiche direttive e norme prescrittive di tutela e salvaguardia.

12.1.1. il parco del lago di Pradella

Comprende la zona destinata ad attrezzature sportive e ricreative a scala urbana, con maneggio, piscine, campi bocce, tennis, ecc. e - lungo le sponde del Monticano - definire un insieme di percorsi e di spazi verdi attrezzati collegati con il lago di Pradella.
Attorno a questo luogo, di grande significato sotto il profilo paesaggistico - ambientale, va rafforzato il ruolo che gli è proprio, di centro di un parco urbano con valenza sportiva e turistica, aperto complessivamente alla fruibilità pubblica.
Potranno essere ammesse limitate edificazioni per attrezzature e servizi con destinazione turistico ricettiva, riservando spazi al campeggio, punti di ristoro e sosta, per il tempo libero e la pratica sportiva.

12.1.2 il parco Zoppas

Si può dire - per quanto attiene l'area Zoppas / Zanussi - che si tratti del banco di prova del modo con cui la città intende affrontare il tema della sua modernizzazione e della sua trasformazione, senza voltare le spalle al centro di antica formazione.
Necessita, in altri termini, verificare le ipotesi di trasformazione di quest'area dismessa, già peraltro oggetto di convenzione e di giudicarne il grado di compatibilità con il quadro generale degli obiettivi della trasformazione urbana, che ne richiedono invece - come a più riprese sottolineato - una integrazione significativa specie con il sistema ambientale.
Si tratta di una parte di città che, stante la presenza degli insediamento Zoppas/Zanussi, ha perso la propria centralità ed indentità.
Il grande vuoto urbano che si sta configurando a seguito dell'inizio dei lavori di demolizione, come evidenziato peraltro nel contesto delle analisi, è segnale del vuoto di servizi e attrezzature che caratterizza questo ambito, anche e soprattutto alla scala della residenza.
La grande ferita nel cuore della città deve essere ricucita privilegiando il sistema dei servizi e delle attrezzature, del verde e dei parcheggi, in modo funzionale e complementare, anche se certamente non alternativo, al centro città. Si dovrà cioè rapportare quest'ambito al centro storico, nella piena coscienza che il futuro urbanistico della città va ripensato a partire dal confronto dialettico di questi punti cardine.
Si tratta cioè di garantire la riconversione dell'area produttiva, preferibilmente attraverso la dotazione di una pluralità di funzioni, di un centro di servizi, di attrezzature di interesse generale, centri di aggregazione sociale, una piazza, un centro giovani con auditorium, un'adeguata componente residenziale e di edilizia convenzionata, oltre alla sede degli uffici tecnici e amministrativi del Comune.
Il fatto poi che a distanza di quasi 10 anni dalla adozione del Piano Particolareggiato, e di circa 8 anni dalla convenzione originaria, i lavori di urbanizzazione e di edificazione non siano ancora iniziati motiva e giustifica ulteriormente l'interesse pubblico a sovrapporre alle previsioni del Piano in vigore le rinnovate esigenze pianificatorie di livello comunale.
Gli elaborati di analisi hanno infatti evidenziato come l'intero quadrante tra la ferrovia, viale Italia ed il Monticano è oggi privo di un centro e di luoghi di aggregazione; nel contempo alcuni uffici di interesse generale possono essere facilmente allocati a nord di Via Battisti, stante la comoda accessibilità, e la possibile ulteriore dotazione di posti auto pubblici.
Tuttavia il ruolo più qualificante da attribuire a questo ambito riguarda l'assetto del cosiddetto subsistema formativo, ed in particolare quello relativo alla formazione professionale.
Gran parte dell'area, specie quella che, verso nord, si collega al centro città, può quindi acquistare il rango di vero e proprio parco urbano, con valenza tecnologica e formativa, strettamente connesso all'asta di collegamento nord-sud rappresentata dal Monticano, da riutilizzare in quanto elemento di interconnessione e di superamento delle barriere esistenti all'interno della città.
Andrà adeguatamente valorizzato il sistema degli accessi alle sponde del Monticano, verso via Settembrini, sfruttando il grado di trasformabilità delle aree di pertinenza della attuale mensa. Tale contesto andrà prevalentemente mantenuto libero da edificazioni, favorendo, se del caso, il recupero del sedime dell'immobile esistente.
Anche a tale fine - e come suggerito dal documento di indirizzo e dal progetto preliminare- potranno essere conservate alcune tracce, anche minori e simboliche, della memoria di fabbricati che hanno segnato una pagina significativa della storia della città.
Appare quindi necessaria ed opportuna una parziale rielaborazione del Piano particolareggiato vigente in modo da renderlo compatibile con il quadro generale della pianificazione a scala urbana, in ragione di tali rinnovati indirizzi e direttive di interesse generale.

12.1.3 il parco della collina del Castello

Fermo restando l'interesse pubblico alla conservazione e tutela delle pendici del castello, quali irrepetibili e singolari fatti urbani, propri della memoria storica, della iconografia e del paesaggio coneglianese, di cui si propone la conservazione il più possibile integrale, si ritiene che l'intervento pubblico diretto debba essere limitato alla valorizzazione del sistema dei percorsi, garantendo la percorribilità lungo le mura ovvero lungo la trama dei tracciati di antica formazione da e verso il castello.
Ciò in quanto un vincolo di espropriazione generalizzata appare quantomeno azzardato e scarsamente concretizzabile in programmi attuativi a medio termine. Lungo le pendici nord si possono determinare le condizioni per forme di convenzionamento pubblico-privato (attraverso il ricorso alla perequazione generalizzzata ed estesa ai versanti nord), affinché il sistema dei percorsi, ed in particolare dei punti di partenza verso la zona collinare di Collalbrigo (con valenza turistica e ricettiva) e dei varchi panoramici possa essere attrezzato con eventuali punti di ristoro e parcheggi in superficie, a ridosso del versante nord, anche riutilizzando aree già di proprietà comunale.
Anche in questo caso il progetto intende valorizzare le interconnessioni ed i percorsi di collegamento verso il Monticano, che potranno qualificare anche le sponde in corrispondenza di Borgo Allocco, ove si rileva la presenza di aree trasformabili.
Vanno tutelate e salvaguardate le mura, incentivando operazioni di recupero integrate al sistema dei percorsi pubblici da e verso la città antica: assume particolare rilevanza in questo contesto l'ex Convento di San Francesco che, per il suo grande valore storico, potrà diventare un punto di riferimento culturale, centro di un parco urbano attrezzato, con valenza storica e testimoniale.
Ferma restando l'esigenza di mantenere nel centro storico un contenitore da destinare a scuola dell'obbligo, e la complessiva flessibilità potenziale di tutto il sistema delle attrezzature di interesse comune, il convento va quindi recuperato per funzioni culturali e museali, consone con la scarsa accessibilità carrabile del luogo.

12.1.4 il parco di Campolongo

L'integrazione nel contesto strutturale del sistema-città dell'edificanda attrezzatura sportiva di Campolongo rappresenta un obiettivo primario, che non può essere disgiunto dall'esigenza di riqualificazione del margine meridionale della città.
È evidente che il problema non può restare irrisolto, ma va affrontato nell'ambito del ruolo che questa parte di città va assumendo nel quadro generale degli obiettivi della trasformazione.
Ferma restando quindi la massima flessibilità possibile dell'attrezzatura esistente, l'intervento viene ricompreso nel disegno di un parco tematico, con valenza sportivo - ricreativa, caratterizzato da una ampia dotazione di verde collegato alle attrezzature sportive esistenti. Il manufatto in costruzione, che l'Amministrazione intende portare a completamento, dovrà essere quindi integrato in un più ampio complesso polifunzionale, compatibile con il valore ambientale del sito, collegato al sistema arginale del Monticano.
Vanno prese in considerazione anche nell'ambito di questo perimetro, negli ambiti appositamente individuati in corrispondenza degli aggregati abitativi esistenti, e sempre coerentemente con l'impostazione perequativa del progetto, modeste quote di edificabilità con destinazione anche residenziale, compatibili con il disegno complessivo del parco urbano.

12.1.5 il centro storico e i manufatti architettonici di pregio

Vanno sottoposte a particolare tutela le aree connotate dalla presenza di manufatti architettonici di pregio, ubicati anche nelle zone periurbane, il centro storico, e in generale, tutti gli immobili oggetto di vincolo. L'individuazione del centro storico è stata operata ai sensi della Legge regionale n. 80 del 1980 e riportata nel noto "atlante" regionale.

Lo strumento comunale deve conseguentemente, entro tale ambito:

- riconoscere e valorizzare la permanenze dei rapporti tra centro storico e sistema ambientale;
- conservare il sistema delle mura;
- definire gli indirizzi per uno specifico piano del traffico

L'analisi ci restituisce l'immagine di una città i cui caratteri portanti si sono conservati nel tempo, in cui la storia delle permanenze strutturali determina l'esigenza di una tutela del centro storico, delle sue caratteristiche fondative, dei sui valori, dei suoi beni architettonici ed ambientali.
Gli interventi diretti sono, ove possibile, favoriti, e comunque subordinati a specifiche analisi ed approfondimenti, a rilievi e schedature di dettaglio da allegare alle richieste di concessione edilizia, a puntuali descrizioni delle tecnologie e delle metodologie che si intendono utilizzare, che dovranno essere compatibili con il livello di protezione dell'immobile.
Viene comunque essere garantita una gradualità di tutela, compatibile con una moderna funzionalità dell'assetto tipologico distributivo interno dei manufatti, in modo da favorirne il recupero e non preordinarne il degrado e l'abbandono.
Fermo restando che tutto il Centro storico viene perimetrato quale zona di degrado, tuttavia non dovrà essere sopravvalutato il ricorso alla strumentazione urbanistica attuativa, quale metodo per consentire, di fatto, interventi di radicale demolizione e ricostruzione, in vece di un ordinato e qualificato recupero.
Saranno comunque possibili nelle zone di mantenimento di antico impianto limitate modifiche di destinazione, entro il primo livello fuori terra, indipendentemente dal recupero di superfici a standard, comunque reperiti a livello di strumento generale.
Si dovrà necessariamente ricorrere, in centro storico, alla pianificazione attuativa solo in caso di rilevanti interventi di ristrutturazione urbanistica, con conseguente riorganizzazione del sistema delle opere di urbanizzazione.
Il centro storico potrà così permanere punto di riferimento insostituibile, luogo dove, una volta transitati si possa sostenere di aver visto Conegliano, di aver colto l'essenza e l'immagine della città.
La città non dovrà più voltare le spalle al suo centro antico, e pensare esclusivamente alla sua espansione, ma guardare verso il Castello, verso Via XX settembre, il quanto luoghi ove i principi insediativi della città trovano la loro ragione: la modernità della città sarà possibile e troverà una sua coerenza solo attraverso il confronto con il contesto storico, con i modi con cui la città si è strutturata nel tempo.
Per quanto attiene in particolare agli spalti del Refosso, che rappresentano una delle caratteristiche più significative e qualificanti della città antica, coincidendo con il margine sud del tracciato della cinta muraria medievale, appare improponibile, a seguito delle irreversibili trasformazioni ottocentesche, un completo riutilizzo pubblico: vanno comunque riproposte alcune delle indicazioni del Piano Particolareggiato vigente, in corrispondenza delle aree più facilmente trasformabili, mantenendo comunque le recinzioni esistenti, di valore caratteristico.

12.1.6 le aree di tutela del territorio aperto

 Coerentemente agli indirizzi programmatici sin qui esposti, il territorio aperto è oggetto di strumenti di intervento finalizzati alla tutela dell'assetto paesaggistico ed ambientale.
Vengono perimetrate aree boscate e aree di margine dei corsi d'acqua, da assoggettare a inedificabilità assoluta. Sono state censite inoltre le alberature singolari di pregio, per le quali è precluso l'abbattimento.
 Le aree collinari sono comunque qualificate con gradi di protezione del sistema ambientale più rigorosi rispetto alle aree di pianura: le norme di attuazione contengono specifiche prescrizioni e vincoli per limitare l'applicazione del disposto della L.R. 24/85, specie per quanto riguarda la nuova costruzione di case di abitazione (art.3) e annessi rustici (art.6) al di fuori del sistema dei borghi esistenti.
In buona sostanza è stata operata una distinzione tra le aree di tutela (equivalenti alle zone E2) e le aree di massima tutela (con caratteri propri delle zone E1). In ragione di considerazioni emerse a seguito della approvazione del progetto preliminare, si è ritenuto di individuare, all'interno della zona E2, ambiti prevalente interesse paesistico (classificate E2.1), nei quali l'edificazione è subordinata a particolari norme di tutela. La perimetrazione delle zone E3 è limitata ad alcune limitate porzioni di territorio già compromesso o parzialmente urbanizzato.
Sarà così possibile promuovere il recupero in luogo della nuova costruzione, si potranno favorire le famiglie rurali esistenti, senza alimentare ulteriormente lo spreco di risorse territoriali.
Nuove ingiustificate urbanizzazioni in zona collinare - al di fuori degli aggregati abitativi, che devono essere invece adeguatamente strutturati - determinano infatti un potenziale insostenibile aumento di costi e oneri sociali, a tutti i livelli.
La sostanziale equiparazione di tutto l'arco collinare a zona di massima tutela, non comporta tuttavia - in valore assoluto - una riduzione delle potenziali capacità edificatorie della zona rurale.
 Sono infatti salvaguardate le peculiarità dei borghi rurali, nell'ambito dei quali gli interventi di trasformazione ammissibili saranno riconducibili a quelli propri delle zone E4.
Sono stati infatti perimetrati circa venti borgate, nel cui contesto può essere recuperata e realizzata pressoché tutta la residuale capacità edificatoria derivante dalla applicazione della L.R.24 nelle zone E2 ed E3 del Piano vigente. (Viene proposta un'offerta di circa 40.000 mc., nei borghi e nei centri rurali, equivalente alla edificabilità di circa 135 ettari di vigneto e di 400 ettari di seminativo)
 Vengono inoltre puntualmente individuati gli annessi non più funzionali alla conduzione del fondo, sia per ragioni tecnologiche, sia per le ridotte dimensioni del fondo stesso, per i quali sarà valutato potenzialmente il riutilizzo ad altri fini. Tali modifiche d'uso sono puntualmente disciplinate dal P.R.G. con apposite schedature e comunque sono subordinate ad apposito convenzionamento.
L'indagine, sulla scorta delle richieste pervenute, individua circa 150 casi potenzialmente idonei ad essere riconvertiti in altri usi (su di un totale di circa 450 annessi). Si tratta di una analisi che si è proposta di favorire gli immobili esistenti in prossimità di borghi, realizzati antecedentemente alla L.R. 24/85, o comunque i fabbricati che presentano caratteristiche tipologiche e strutturali meritevoli di recupero.
Il recupero di tali annessi costituisce un'ulteriore fondamentale risorsa per il riutilizzo prevalentemente a fini abitativi senza ulteriori rinuncie alla qualità del paesaggio delle nostre colline, e del territorio agricolo di margine a sud di Campolongo. Andranno tuttavia favorite anche destinazioni miste, compatibili con la vocazione specifica del quadrante collinare.
Nel contempo non sarà precluso anche in eccedenza ai parametri di zona, previo convenzionamento, l'ampliamento a scopo produttivo delle aziende rurali prevalentemente vitivinicole - che sono puntualmente censite - e che qualificano la vocazione delle pendici collinari.
La perimetrazione di aree filtro che si interpongono tra il territorio aperto e le aree urbanizzate del sistema insediativo è motivata dall'esigenza di preservare i bordi della città costruita da interventi edificatori isolati che, al di fuori di un disegno rigoroso e predeterminato, possono favorire lo sfrangiamento casuale del perimetro urbano, ed alimentare ad libitum la cosiddetta rendita "di attesa".
Va ricordato peraltro che anche il Piano Territoriale della Provincia contiene una specifica direttiva, tesa a preservare l'arco collinare. Sono state quindi individuate aree filtro del margine urbano, che consentono di mantenere e qualificare il sistema del verde.
Considerato che tali aree, in ragione della loro particolare vocazione paesaggistica, mantengono una seppur limitata capacità edificatoria, potrà essere ammessa una trasposizione volumetrica nell'ambito di apposite aree di completamento del margine urbanizzato ambiti, che vengono perimetrate in adiacenza dell'aggregato abitativo.
Nel contesto delle aree di tutela sono evidentemente comprese le aree destinate al sistema del verde e delle attrezzature, da confermare e qualificare nell'ambito di un Piano di Servizi coerente e flessibile
Lungo il margine sud, il più fragile per quanto riguarda i rischi di esondazione, viene proposta una sorta di green belt, di interposizione dagli insediamenti, giustificata anche dalle considerazioni che, in sede di indirizzi, sono state condotte a riguardo del sistema relazionale. Anche tale fascia di rispetto mantiene la capacità edificatoria propria, che potrà essere trasferita nelle aree adiacenti.

12.1.7 Collalbrigo

Dalla Valbona a via del Poggio, sino alla Guizza, si estende un quadrante di grande valore sotto il profilo paesaggistico ed ambientale, e di cui va promossa la vocazione turistico - enologica e ricettiva.
È infatti già caratterizzato, a partire dalla collina delle "Tre Panoce", che ne segna il margine sud, da una serie significativa di trattorie, attività agrituristiche e punti di ristoro, oltre che di vigneti doc (che costituiscono quasi un prolungamento nel territorio della Scuola di Enologia, peraltro prossimo centro regionale per la viticoltura).
Si tratta di attività che, nella logica di valorizzare i caratteri fondativi del luogo, ed il cosiddetto genius loci, devono essere evidentemente favorite ed implementate. Viene pertanto progettato un sistema di percorsi collinari, anche con valenza eno-gastronomica, che favorisce l'accesso ai punti di sosta panoramici.
L'abitato storico di Collalbrigo va mantenuto il più possibile inalterato, disciplinandone comunque il recupero con destinazioni compatibili con la residenza e con il ruolo di "centro" del sistema dei percorsi turistici collinari.

12.1.8 Costa

Vanno condotte le medesime considerazioni già effettuate per Collalbrigo in ordine al ruolo turistico - ricettivo di tutto il quadrante collinare a nord-ovest della città.
Viene conseguentemente favorito l'ampliamento e la ristrutturazione degli immobili esistenti anche a fini ricettivi.
Viene inoltre organizzato il sistema dei percorsi, ipotizzando anche degli itinerari turistici, lungo la cosiddetta strada del Vino, verso Valdobbiadene, stante la comoda accessibilità al centro storico ed al Castello.
Le attrezzature esistenti possono infatti essere funzionare come centro di aggregazione, fulcro di un sistema organizzato, anche se decentrato, di aree di interesse comune, sia laico che religioso.
A tale riguardo va favorita per il ruolo che svolge anche a livello territoriale l'attività dell'Istituto della Nostra Famiglia, migliorando il sistema della accessibilità e della sosta, senza pregiudicare, nei limiti del possibile, la qualità ambientale del luogo.

12.1.9 Ogliano e Scomigo

Costituisce la porzione occidentale di un quadrante da valorizzare per il ruolo agricolo-produttivo-ricreativo, così come emerge dal complesso delle analisi.
Sono quindi valorizzate le aziende agricole primarie, in particolare del settore dell'enologia, che vanno tutelate, quasi in funzione del ruolo di interesse pubblico hanno assunto nello sviluppo del sistema produttivo.
Il centro abitato di Ogliano va, nel contempo, organizzato, a partire dalla pianificazione del sistema degli spazi pubblici, delle attrezzature parrocchiali e dell'adiacente cimitero, e di cui va favorito l'ampliamento, e non viceversa in ragione delle esigenze della edificazione privata. Va favorito il recupero dell'esistente, specie in corrispondenza dei borghi e degli aggregati abitativi, oltre che la riqualificazione degli annessi, peraltro talvolta di grande qualità sotto il profilo architettonico, ed esempi significativi di edilizia minore, non più funzionali alle esigenze dei fondi di piccola dimensione.
Il centro della frazione di Scomigo può parimenti rappresentare il terminale nord del sistema dei percorsi ricreativi che, dalle perdici di Monticella, verso Colle Umberto, S. Vendemiano, sino a Villa Lippomanno, vanno a costituire la nervatura del quadrante orientale del sistema ambientale.
Nel complesso si tratta di una frazione dotata di un sufficiente sistema di servizi alla residenza e quindi si può ragionevolmente ipotizzare un limitato aumento dell'offerta residenziale, che può quindi rendere appetibile di conseguenza ed in prospettiva, l'insediamento di piccole botteghe o attività produttive e di servizio.Va tutelata anche in questo ambito l'edilizia minore, favorendo il recupero degli annessi e delle aree residenziali "dismesse", specie nei borghi

12.2 direttive per il sistema insediativo

Il complesso delle analisi ci ha restituito complessivamente i connotati e le caratteristiche generali della città: ha ricostruito l'idea di un "sistema" urbano estremamente complesso e diversificato, in cui si sono stratificate nel tempo una molteplicità di funzioni, fermi restando i principi morfogenetici portanti, propri, come si è detto, di una città convessa, che si è attestata lungo i bordi dell'anfiteatro collinare, in ragione dell'asse di attraversamento est-ovest, e dall'altro, da nord a sud, lungo il corso del Monticano.
Da un punto di vista funzionale, Conegliano si presenta come una città di servizi a tutti i livelli non solo rivolti al territorio compreso entro i propri limiti amministrativi, ma anche in grado di venire incontro alle esigenze di un territorio più vasto, e pertanto da dimensionare per un bacino di utenti che supera di più del doppio la popolazione residente.
Conegliano si presenta altresì come una città attraversata da rilevanti fenomeni di trasformazione e dismissione delle attività industriali comprese entro i limiti amministrativi del suo territorio, ma nello stesso tempo si propone come centro di un sistema articolato di attività produttive, specie di piccola e media dimensione, in relativa ma costante crescita.
I dati relativi al commercio ed al settore terziario tradizionale e di servizio sono quasi a denotare il ruolo di una città che da luogo di lavoro tende a trasformarsi in luogo per il lavoro.
Si tratta in questo contesto di essere in grado di raccogliere la sfida delle città europee, di comprendere i nuovi bisogni, in termini di servizi non solo alla residenza ed all'abitare, ma anche al turismo ed al tempo libero, alla tecnologia ed all'impresa.
Il sistema insediativo di progetto che viene strutturato a partire dai luoghi centrali della città intende cogliere questa opportunità e, da un lato, suggerisce di mantenere e valorizzare il ruolo delle varie parti così come restituito dalla storia, dall'altro suggerisce di valorizzare e riorganizzare con questa prospettiva le aree prevalentemente trasformabili.
Appare così chiara la prima distinzione, proposta dal progetto, tra aree di mantenimento, di norma classificate di tipo B o C1 (con conferma del tessuto urbano consolidato, ovvero da assoggettare ad interventi di riqualificazione e miglioramento, con completamento e recupero delle attrezzature e dei servizi primari) e aree connotate da processi di trasformazione o dismissione, di norma classificate di tipo C2, da destinare prevalentemente a ristrutturazione urbanistica.
Queste ultime sono differenziate, in ragione delle potenzialità edificatorie e del diverso apporto di natura perequativa al riequilibrio della dotazione di servizi. Particolare rilievo assume il novero delle aree oggetto di processi di trasformazione in atto, che necessita da coordinare e qualificare, anche sotto il profilo della progettazione edilizia. Le aree di trasformazione complessivamente ammontano a circa 1.650.000 mq., comprensive delle aree interessate dal completamento delle zone produttive.
È peraltro nell'ambito delle aree trasformabili, tutte interne al perimetro della città urbanizzata e che la connotano per una superficie pari al 5% dell'intero territorio comunale, che la risposta alle domande emergenti trova prioritaria allocazione, tenendo comunque presenti le specificità, le problematiche ed il fabbisogno arretrato di servizi che ciascuna macrozona propone. Sono state comunque favorite le aree ove è possibile, con minor spreco di risorse economiche e territoriali, una implementazione dell'offerta di aree pubbliche e di interesse pubblico. Si potranno raggiungere tali obiettivi utilizzando anche i più attuali strumenti di pianificazione integrata che, nella prospettiva di una progetto il più possibile perequato, consenta di mettere a disposizione aree per interventi pubblici a costi limitati.
Va messa in evidenza a tale proposito la recente sentenza della Corte Costituzionale n. 179 del 20 maggio 1999 che esclude la possibilità di reiterare indefinitivamente i vincoli urbanistici scaduti e, di fatto valorizza l'utilizzo di tali metodi perequativi, che assumono carattere compensativo e alternativo all'esproprio.
La Corte Costituzionale precisa che restano al di fuori dello schema "ablatorio-espropriativo" con le connesse garanzie costituzionali (e quindi non necessariamente con l'alternativa di indennizzo o di durata predefinita) "i vincoli che importano una destinazione realizzabile ad iniziativa privata o promiscua pubblico-privata, che non comportino necessariamente espropriazione o interventi ad esclusiva iniziativa pubblica e quindi siano attuabili anche dal soggetto privato e senza necessità di previa ablazione del bene". La Corte ribadisce che ciò può essere il risultato di una scelta di politica programmatoria tutte le volte che gli obiettivi di interesse generale, di dotare il territorio di attrezzature e servizi, siano ritenuti realizzabili (e come tali specificatamente compresi nelle previsioni pianificatorie) anche attraverso l'iniziativa economica privata - pur se accompagnati da "strumenti di convenzionamento".
Cosicché appare fortemente innovativo e adeguato agli indirizzi della Suprema Corte individuare - di norma nell'ambito delle aree di trasformazione - le superfici da cedere o da vincolare ad uso pubblico, denotate con la sigla (Pu), come precisato agli articoli 51 del Regolamento e 32 delle Norme Tecniche. Si tratta di superfici destinate a soddisfare il fabbisogno di standard che comunque sono computabile in ragione delle capacità edificatorie e degli indici di progetto.
Nello stesso tempo le norme ammettono la facoltà per il privato di sostituire l'Amministrazione pubblica nella realizzazione di servizi e infrastrutture, utilizzando eventualmente risorse che derivano da contributi di concessione e da appositi "strumenti di convenzionamento". Si veda a proporsito quanto disciplinato dagli articoli 20 del Regolamento edilizio e 34 delle Norme tecniche.

Tabella n. 13- Aree di trasformazione

n. zona

Denominazione

St

mq.aree trasformabili

%aree trsf.

1

centro storico

792.512

19.000

2,4%

2

Zanussi

497.997

216.000

43,4%

3

Stadio

637.035

130.000

20,4%

4

Monticella

1.195.189

89.000

7,4%

5

Ospedale

672.514

48.000

7,1%

6

Lourdes

704.571

63.000

5,3%

7

Piovesana

716.092

366.000

51,1%

8

parè nord

371.865

40.000

10,8%

9

parè sud

872.992

15.000

1,7%

10

ferrera-campidui

900.740

59.000

6,6%

11

campolongo ovest

1.008.586

92.000

9,1%

12

campolongo est

3.411.936

209.000

6,1%

13

Collalbrigo

6.537.020

6.000

0,1%

14

Costa

2.415.037

3.000

0,1%

15

Ogliano

10.660.743

42.000

0,4%

16

Scomigo

2.597.914

38.000

1,5%

17

Menarè

1.082.660

236.000

21,8%

TOT

 

35.075.403

1.671.000

4,7%



Tabella n. 14 - Tipologia aree trasformabili

n. zona

Macrozona

Aree dismesse/da dismettere

Aree libere

Zone D

Totale mq.

1

centro storico

4.000

15.000

 

19.000

2

ex Zanussi

184.000

32.000

 

216.000

3

stadio

52.000

78.000

 

130.000

4

monticella

39.000

50.000

 

89.000

5

ospedale

36.000

12.000

 

48.000

6

lourdes

 

63.000

 

63.000

7

piovesana

180.000

42.000

144000

366.000

8

parè nord

 

40.000

 

40.000

9

parè sud

4.000

11.000

 

15.000

10

ferrera campidui

 

17.000

42000

59.000

11

campolongo ovest

35.000

53.000

4000

92.000

12

campolongo est

 

99.000

110000

209.000

13

collalbrigo

 

6.000

 

6.000

14

costa

 

3.000

 

3.000

15

ogliano

28.000

14.000

 

42.000

16

scomigo

 

38.000

 

38.000

17

menarè

 

8.000

228000

236.000

TOT

 

562.000

581.000

528000

1.671.000


Per una coerente ed equa ripartizione delle capacità edificatorie si propone di valorizzare da un lato le caratteristiche proprie del contesto (in particolare la densità media prevalente rilevabile in particolare nella tab. n.2), dall'altro - per la definizione delle percentuali di aree a standards - le carenze arretrate relative alla dotazione di verde e parcheggi, pari a circa 378.000 mq., come già evidenziato nella precedente dalla tab.6.
A tale deficit arretrato andrà aggiunta, nelle dotazioni di progetto, la quota relativa alla nuova volumetria, dettagliatamente distribuita dal P.R.G., tenendo conto dei criteri contenuti nel progetto preliminare, e delle osservazioni pervenute a tutti i livelli.

Tabella n. 15 - deficit standard e trasformabilità

n. zona

Macrozona

mq.aree trasformabili

(escluse zone D)

Fabbisogno

arretrato

verde+park

% deficit su sup. trasformabile

(escluso zone D)

1

centro storico

19.000

- 73.000

-384%

2

ex Zanussi

216.000

- 65.000

-30%

3

stadio

130.000

15.000

12%

4

monticella

89.000

- 80.000

-90%

5

ospedale

48.000

- 24.000

-50%

6

lourdes

63.000

- 75.000

-119%

7

piovesana

222.000

- 14.000

-6%

8

parè nord

40.000

- 61.000

-153%

9

parè sud

15.000

6.000

40%

10

ferrera campidui

17.000

22.000

129%

11

campolongo ovest

88.000

- 4.000

-5%

12

campolongo est

99.000

46.000

46%

13

collalbrigo

6.000

- 15.000

-250%

14

costa

3.000

- 10.000

-333%

15

ogliano

42.000

- 13.000

-31%

16

scomigo

38.000

- 17.000

-45%

17

menarè

8.000

- 16.000

-200%

TOT.

1.143.000

- 378.000

-33%


Si può rilevare dalla tabella 14 come gran parte delle aree dismesse o da dismettere, pari a oltre 600.000 mq, interessi il cosiddetto "centro-sud" della città, la zona della ex-Zanussi e di Via Maggior Piovesana.
I lotti "liberi" e, in genere, le restanti aree trasformabili risultano presenti in misura maggiore nelle zone adiacenti Via Lourdes e, per oltre 150.000 mq., nelle due macrozone che interessano la frazione di Campolongo.
In genere tutte le zone a nord della ferrovia presentano, di norma, un deficit arretrato di standard, mentre a sud (con esclusione della ex-Zanussi), la dotazione è più che soddisfacente. Pertanto la determinazione delle capacità edificatorie di progetto dovrà tener conto dell'esigenza di ridurre tendenzialmente lo squilibrio esistente tra il nord ed il sud della città.
La tabella n.15 evidenzia, a titolo esemplificativo, come a Campolongo il fabbisogno di standard sia adeguato: pertanto appare motivato promuovere per quest'area un incremento di offerta residenziale. In Via Lourdes la carenza di fabbisogno arretrato di verde e parcheggi giustifica invece un'offerta di aree residenziali più equilibrata, ed un percentuale più alta di aree da destinare a servizi.
Significativamente trasformabili risultano anche le frazioni di Ogliano e Scomigo: l'esigenza di riequilibrare il fabbisogno arretrato di superfici a standard giustifica in tal caso una offerta di limitata entità.

12.2.1 Il sistema dei luoghi centrali

Un progetto di generale riequilibrio del cuore urbanizzato della città non può prescindere da una conferma del ruolo di headquarter, proprio del "centro del centro" di una città di servizi, assunto nel tempo, e che ci è stato confermato dall'analisi.
Si tratta di un ruolo da valorizzare, qualificare e rafforzare, senza prescindere dalla tutela del patrimonio storico e dei manufatti architettonici di pregio.
L'analisi sin qui condotta suggerisce che funzioni e ruoli del centro città non vengano garantiti solo da operazioni funzionalistiche, di "accorpamento" di servizi ed attrezzature pubbliche o private, bensì attraverso una compiuta razionalizzazione dell'esistente.
Come emerge dall'analisi, infatti, il centro non è fine a se stesso, ma parte di un organismo ben più complesso: si dovrà tendere, in altri termini, ad un corretto e flessibile utilizzo di tutti i contenitori, pubblici, di uso pubblico e privati, che tenga conto delle peculiarità tipologiche e morfologiche dei diversi ambiti di analisi (quali la caserma Marras, l'Informagiovani, il Palazzo Sarcinelli, gli Uffici di Piazza Cima, la Ca' di Dio, il centro sociale di Parè).
Va tenuto in evidenza il fatto che solo attraverso una adeguata riorganizzazione dinamica della rete delle attrezzature, dei percorsi e degli spazi aperti pubblici sarà possibile incoraggiare, oltre che stimolare, interventi  privati di qualità.
Anche il ricorso al concorso di progettazione, a cui si è fatto cenno in premessa, per la riqualificazione degli spazi e delle attrezzature di interesse generale, potrà servirà da modello di riferimento anche per iniziative private di trasformazione degli ambiti appartenenti al tessuto di antica formazione, in modo compatibile con la stratificazione storica del luogo.
I modelli di riferimento e le modalità di utilizzo delle risorse, a tutti i livelli, potranno essere cioè di indirizzo e fornire il quadro delle regole per le iniziative private di recupero e risanamento.
La riorganizzazione dei luoghi centrali richiede inoltre una attenta osservazione sulla possibile ubicazione delle strutture amministrative nell'ambito dell'area Zanussi, considerato che si tratta di uffici ora dislocati in assenza di un progetto urbanistico complessivo e che rappresentano peraltro dei generatori di traffico interno di attraversamento della città.
A tale proposito tutta la testa di ponte autostazione-stazione ferroviaria-Ipsia - nuovo centro di formazione professionale - parcheggio via del Ruio dovrà essere oggetto di uno studio unitario, che ne valorizzi ruolo e funzione a scala interurbana, finalizzato ad un raddoppio del fronte di accesso, garantendo, anche da sud un sufficiente livello di accessibilità al centro di scambio intermodale.
In una logica di complessiva flessibilità del sistema, potrà non essere sottovalutata l'ipotesi di garantire una fascia di rispetto lungo tutto il margine ferroviario, tale consentire interventi infrastrutturali alternativi, sia per la gomma che per il ferro.
Il collegamento pedonale nord-sud va inoltre garantito non solo attraverso la valorizzazione dei tre varchi esistenti, ma anche con la realizzazione di un nuovo sottopasso ciclo-pedonale in corrispondenza di S. Caterina.
Si determina così la realizzazione di una sorta percorso trasversale che collega, attraverso il verde, il sistema degli spazi aperti.

12.2.2 Stadio

Si tratta di un'area di relativa recente formazione ed i cui fatti urbani fondativi più salienti sono da ricondurre al dopoguerra.
Ad est del Monticano, in corrispondenza del varco al di là della linea ferroviaria, lungo l'attuale via Nazario Sauro si sono insediati i primi nuclei di edilizia residenziale pubblica. Comunque tutto il comparto, come dimostrato dall'analisi, ha rappresentato un significativo "serbatoio" di aree per attrezzature e servizi, anche alla scala urbana, tra cui lo stadio, il mercato ortofrutticolo, i magazzini comunali, le officine del gas, il macello, i servizi sanitari, la caserma dei vigili del fuoco.
La presenza del cimitero di S. Giuseppe, sin dal secolo scorso, ha giustificato, in qualche modo, la formazione di un "centro di servizi" per il sistema insediativo che continuava a privilegiare l'edificazione a nord delle linee ferroviarie e che tuttavia, come si può rilevare, appare scarsamente strutturato. Cosicché le attrezzature presenti in grande quantità necessitano di una riorganizzazione complessiva e soprattutto di un maggior livello di "centralità", in particolare attorno al fulcro costituito dal sistema Piazzetta S.Antonio - Via Vital - Stadio, considerata la particolare ubicazione del comparto, a ridosso della città di antica formazione. Nel contempo il tessuto residenziale esistente, da mantenere e riqualificare, favorendo il recupero dell'esistente, anche con interventi di demolizione e ricostruzione, in particolare del patrimonio di edilizia pubblica.
Esistono due soli collegamenti con il centro città: il ponte di via Istria ed il sottopasso di via N. Sauro.
Vanno quindi proposti necessariamente degli ulteriori collegamenti, ciclo - pedonali, lungo il Monticano, uno un corrispondenza del Foro boario, verso l'area Zanussi, uno in corrispondenza della caserma dei vigili dal fuoco (da utilizzare per altre destinazioni pubbliche), verso via Verdi.
Le aree in fase di dismissione dell'ex Macello, dell'ex Gasometro di Via Vital e del mercato ortofrutticolo vanno valorizzate a fini edificatori e sono, in questa logica, idonee per promuovere programmi integrati e di recupero urbano. In tale contesto, che prevede una adeguata progettazione unitaria estesa alle aree contermini, vanno previste quote significative di edilizia residenziale pubblica e convenzionata: gli ambiti adiacenti alla S.S. 13 potranno invece qualificarsi per la concentrazione di attività commerciali e terziarie.
Considerato che tale ambito riguarda per lo più aree di proprietà pubblica, è stato elaborato un apposito programma integrato e di recupero urbano, anche oggetto di una verifica di fattibilità tecnico-economica.

12.2.3. Monticella - Piloni

Si tratta di un'area omogenea che trova, quali fattori morfogenetici, il corso del Monticano a ovest, le pendici della collina di Monticella a nord, la ferrovia a sud, il confine comunale a est.
Si struttura quindi da un lato lungo l'asse est - ovest, da Borgo Madonna a Via XXIV Maggio, dall'altro lungo la dorsale Via Leonardo da Vinci - Via Giovanni XXIII. All'incrocio tra i due assi portanti, ai cosiddetti "Piloni", si colloca il centro funzionale del sistema, associativo e commerciale, proprio tuttavia di una parte di città che appare per certi aspetti articolata e composita, sotto il profilo dell'assetto insediativo.
La macrozona si può infatti ripartire in quattro quadranti, dei quali quello nord occidentale caratterizzato dalla presenza di attività produttive dismesse od in fase di dismissione, pur essendo connotato da un sistema morfologico estremamente razionale e storicamente consolidato, appare il più trasformabile, in particolare in ragione della insufficiente risposta alla domanda di servizi, specie alla scala del verde di quartiere e dei parcheggi, che potrebbero essere utilizzati anche come aree di sosta perimetrali al centro storico.
Il quadrante sud occidentale, prevalentemente da mantenere e razionalizzare, è invece caratterizzato da servizi e scuole private.
Vanno comunque sfruttate le possibilità di trasformazione connesse alla dismissione dell'area Caloi, Piccoli-Perrone e De Nardi, che possono favorire la dotazione di parcheggi di verde in aree di margine rispetto al Centro Storico.
I due quadranti ad est sono distintamente separati dalla via XXIV Maggio e dividono la città dell'abitare in due segmenti: il primo caratterizzato dal rapporto verso le colline, il secondo con la ferrovia.

12.2.4 ospedale

Si tratta di un'area che trova il suo principio insediativo nell'asse est-ovest su cui si è costruita la città moderna, o meglio il suo primo tratto "fuori mura", verso occidente.
L'apertura del viale dei Passeggi, nel 1811, ha rappresentato - come si è visto in sede di analisi - uno dei più importanti fatti urbani, che hanno condizionato la attuale morfologia urbana. La strada per Treviso proseguiva infatti, come leggibile dal catasto Napoleonico dei primi anni del XIX secolo, verso sud, lungo l'attuale via Manin, lungo il percorso che portava al convento delle Teresine. L'apertura di viale Spellanzon ha rappresentato peraltro la prima significativa asta viaria che ha determinato la anomala e singolare conformazione "stellare" del nodo del cosiddetto "Cavallino".
Con gli interventi in corrispondenza di via Gera, chiaramente fuori scala rispetto alle ipotesi della pianificazione ottocentesca, e la successiva apertura di Via Colombo "ovest", il nodo è stato irrimediabilmente compromesso e va complessivamente ripensato, a partire dalla riorganizzazione del sistema viario.
A tale proposito, ferma restando la demolizione degli edifici minori sul lato sud, possono essere prese in considerazione interventi di sostituzione integrale dell'area ex Enel, ora Galasia, privilegiando la dotazione di parcheggi pubblici, anche in vista della nuova destinazione del Palazzo di Giustizia. Va tenuta inoltre presente la generale ristrutturazione urbanistica del comparto Pedol, ove potranno essere previsti mini alloggi e residenze protette per anziani, giustificate dalla vicinanza con le attrezzature sanitarie. La ristrutturazione del nodo del Cavallino potrà così rappresentare il punto di partenza per una generale rivalutazione del viale dei Passeggi, alla stregua del viale principale di accesso alla nuova "etoile".
La zona inoltre si connota per la presenza di una serie di aree-problema, prevalentemente residenziali, che ruotano attorno al grande sistema "produttivo" dell'ospedale che determina peraltro una rilevante domanda di parcheggi. Cosicché, anche in questa parte di città, il centro del sistema dei luoghi dell'abitare, anziché trovare la sua naturale collocazione in corrispondenza di un insieme di attrezzature collettive e di servizio, appare disorganico, e frutto di una sommatoria di interventi attuativi parziali e scollegati.
Anche se la qualità dell'abitare è garantita da una dotazione sufficiente di standards primari e secondari e da un rapporto privilegiato con la collina, necessita proporre un disegno unitario degli spazi di relazione, attrezzando (in corrispondenza della Chiesa di S. Pio X e della caserma S. Marco) un centro civico-religioso che funzioni da fulcro del sistema relazionale ed insediativo.
Per quanto attiene in particolare agli stabili della ex Caserma San Marco si propone una destinazione prevalentemente a servizi sanitari; le linee di indirizzo suggeriscono un accorpamento dei poliambulatori e degli uffici amministrativi, attualmente dislocati in Via Maset e a Pieve di Soligo. All'interno dell'area in esame potranno trovare collocazione anche la Tenenza della Guardia di Finanza e l'ampliamento dell'adiacente Caserma dei Carabinieri. Tutto ciò non è in contraddizione con l'ipotesi di rafforzare l'offerta di posti macchina, già oggetto di una recente variante al piano dei parcheggi.
L'area della Caserma S. Marco potrebbe peraltro essere oggetto di un concorso di progettazione, finalizzato alla riorganizzazione funzionale e formale dell'area, connotata dalla presenza di molteplici destinazioni pubbliche e dalla preesistenza di manufatti militari in disuso. Il progetto dovrà altresì tener conto della possibile trasformazione dell'area dell'Istituto Professionale per il Commercio, che potrà essere accorpato ad altri Istituti scolastici superiori.

12.2.5 Lourdes

L'area confina a nord-est con il Comune di S. Pietro di Feletto e con il corso del Monticano, ad ovest con il sistema collinare di Costa, a sud con le pendici del castello.
La via Lourdes, interessata peraltro, anche dopo la apertura della nuova bretella a nord, da un rilevante traffico di attraversamento, divide l'ambito in due zone distinte, che comunque, in corrispondenza del piazzale della chiesa, trovano un unico baricentro di interesse.
Si tratta, in generale, di una zona da mantenere inalterata sotto il profilo insediativo, trattandosi di un ambito di relativa recente formazione ed il cui sviluppo è comunque conseguente ad un misurato e sufficientemente equilibrato processo di pianificazione, spesso preceduto da una strumentazione urbanistica attuativa.
Tuttavia, nonostante il livello di dotazione degli standards sia sufficiente, appare necessario un rafforzamento dell'effetto piazza, proprio in corrispondenza del centro della macrozona, eventualmente incentivando anche la organizzazione delle destinazioni non residenziali (commerciali e terziarie).
Esistono inoltre alcuni interstizi non edificati da riorganizzare, attraverso interventi di riempimento e nuova edificazione, non solo al fine di ricucire il margine verso la collina valorizzando la trama dei percorsi verso Costa, ma anche ridisegnando il sistema dei vuoti attraverso una rete organica di percorsi interni al sistema insediativo alternativi alla via Lourdes.
Va inoltre potenziato il sistema del verde nel segmento est, in corrispondenza della palestra esistente, nella cosiddetta area ex-Biral, al fine di mantenere inalterato il cono visuale verso le perdici del castello e di favorire il sistema dei collegamenti ciclopedonali lungo il Monticano, anche con nuove passerelle di attraversamento.

12.2.6 Piovesana

L'area trova i suoi limiti a nord nella "barriera" ferroviaria, a ovest in via Matteotti, a sud in viale Italia, mentre confina a est con il Comune di San Vendemiano.
Presenta una ampia disponibilità di aree libere o liberabili, in ragione della dismissione di numerose attività produttive.
L'area infatti si caratterizza proprio per la presenza di una serie puntiforme di attrezzature secondarie e commerciali, le quali, come peraltro rilevato in sede di analisi, si sono in gran parte insediate, nel tempo, in assenza di un progetto complessivo di urbanizzazione.
Cosicché l'area, specie a seguito della dismissione e della discarica della fornace Tomasi, peraltro recentemente distrutta seguito di un incendio ha subito le conseguenze proprie delle aree di margine e di confine.
Ne sono conferma i dati relativi alle fonti inquinanti, oltre ai dati relativi alla mappa del degrado e resi evidenti alla struttura dell'assetto morfologico.
Si tratta quindi di prevedere un piano di sviluppo e qualificazione dell'area, che, senza alterarne il ruolo storicamente determinatosi, sappia proporre, in un quadro di coerenza e di qualità urbana, un disegno regolatore che da un lato organizzi il sistema delle attrezzature produttive, dall'altro rimargini il fronte verso la città urbanizzata.
Si tratta, in altri termini, di pianificare e non di lasciare al caso, il disegno del confine urbano: un confine che può essere razionalizzato anche dalla previsione di un nuovo asse viario di penetrazione, che sottopassi la ferrovia in corrispondenza di viale Friuli, alternativo al sottopasso, peraltro insufficiente, di via dei Zoppas.
Ad est possono trovare allocazione nuove attività produttive e aree per servizi quale la nuova caserma dei Vigili del Fuoco, ad ovest, utilizzando per lo più le aree dismesse (ex dal Vera, TMC Padovan, Enel), può essere ricucita e qualificata la periferia, anche con interventi di edilizia residenziale e di attrezzature pubbliche, potenziando il sistema dei parcheggi e del verde.
La nuova strada quindi potrà costruire una sorta di cerniera e di asta di collegamento tra i due sub-ambiti, migliorando nel contempo i collegamenti con le parti di città a nord della ferrovia. Nello stesso tempo la nuova viabilità di accesso potrà contribuire ad affrontare e risolvere il nodo viario di Fossamerlo migliorando l'accessibilità del casello autostradale per il traffico proveniente da nord-ovest.
Lungo Via Maggior Piovesana va organizzato inoltre un centro di quartiere, che non si limiti ad implementare l'offerta di nuovi centri commerciali, ma rivaluti il sistema degli spazi pubblici, eventualmente attorno ad un luogo che, senza voltare anche in questo caso le spalle alla città, assuma il ruolo di vera e propria piazza "centrale" della periferia.
Appare comunque essenziale che la vecchia fornace venga recuperata a fini pubblici, nei limiti del possibile com'era e dov'era, preferibilmente per definire un ulteriore area specialistica da riservare ad attrezzature per l'istruzione superiore, che saranno così distribuite nel contesto cittadino e collegate da est a ovest dal percorso del Canale Emanuele Filiberto, in modo articolato e razionale.
Nell'area ex da Ponte è già stata ipotizzata dal progetto preliminare - coerentemente alle caratteristiche che dovrà assumere questa parte di città - la realizzazione di una multisala cinematografica, dotata di una adeguata offerta di parcheggi. Tale proposta è oggetto di un Piano di recupero urbano in fase di approvazione.

12.2.7 Parè nord

Si tratta di un'area di recente formazione e che si è venuta a determinare a seguito della urbanizzazione dell'ambito ricompreso tra la città ottocentesca e il centro "storico" di Parè.
Il margine nord della zona è così delimitato dal Cotonificio, dalla ex caserma S. Marco, dal torrente Ferrera, che rappresentavano i margini dell'estrema periferia sud della città del dopoguerra.
Cosicché lungo viale Italia sono rimasti i segni di una edificazione rivolta verso la strada di grande comunicazione, prevalentemente commerciale, mentre verso la collina sono residuate talora alcune edificazioni minori, di edilizia rurale, inglobale nella città moderna, talora invece vasti brani di aree inedificate, che consentono tuttora un rapporto privilegiato con il paesaggio.
Il sistema dei servizi alla residenza è sufficiente, anche se frammentario e puntiforme.
Si propone prevalentemente un intervento di pulizia e ricucitura dell'assetto insediativo, di mantenimento del rapporto con l'arco collinare e di conferma e consolidamento del disegno del margine esistente.
Va comunque organizzato, alla scala dei servizi alla residenza, il sistema delle attrezzature primarie, potenziando l'offerta commerciale e direzionale alla scala del quartiere e disincentivando ulteriori insediamenti commerciali ad ampia scala.
Va inoltre risolto il nodo della Ferrera, in quando non solo punto di accesso alla città di antica formazione, ma anche elemento di interconnessione tra tre diverse macrozone e, nel contempo, punto di conflitto nell'ambito del sistema relazionale.
Vanno a tale proposito prese in considerazione ipotesi di trasformazione di aree libere o liberabili adiacenti oltre che riorganizzato il fronte commerciale, valorizzando l'accesso dalla viabilità interna.

12.2.8 Parè sud

Si tratta di una porzione urbana che trova il suo centro nel nucleo storico della frazione, in corrispondenza della Chiesa, attorno alla quale si sono sufficientemente articolate attrezzature pubbliche e di interesse pubblico, realizzate nell'ambito del programma di edilizia residenziale pubblica e privata, che connota complessivamente la macrozona.
La progettazione dei margini nord e sud, che presentano peraltro problematiche diverse come evidenziato dall'analisi, rappresenta il problema principale di quest'area sostanzialmente "di confine" ed "a confine" del territorio comunale.
Da un lato, verso la collina, è necessaria una ricucitura e definizione conclusiva del margine verso il territorio aperto, dall'altro, lungo il Crevada, è necessario favorire le condizioni affinché lo iato esistente nei confronti del territorio di Susegana venga rispettato, evitando così un fenomeno di edificazione sul fronte strada che comporterebbe una perdita di identità e di centralità della frazione.
È opportuno quindi che Parè confermi e rafforzi il ruolo di confine e di porta di accesso sud della città, migliorando la qualità complessiva dell'abitare ed il grado di competitività dei servizi alla residenza, anche rispetto ai centri di prima corona.

12.2.9 Ferrera - Campidui

Si tratta di un'area che può essere suddivisa in due sub-ambiti distinti.
Il primo a nord, prevalentemente residenziale, che si attesta lungo via dei mille, e che presenta una trama compatta e pressocchè conclusa di insediamenti, secondo un schema morfologico sufficientemente coerente e definito.
Il problema che si presenta, oltre ad una evidente necessità di implementare la dotazione di servizi alla scala di quartiere e di prima necessità, è quella di migliorare i rapporti e le interconnessioni con le restanti porzioni urbane, a nord, oltre la statale, e ad est, oltre la linea ferroviaria, che segnano dei margini pressoché invalicabili. Il nodo della Ferrera va quindi risolto, con una rotatoria, anche di sezione relativamente ristretta, nell'ambito del sistema relazionale, proprio a partire dalla esigenza non tanto di velocizzare il traffico lungo l'asta della Pontebbana - la cui soluzione va ricercata evidentemente a scala diversa - quanto al fine di garantire un sufficiente livello di sicurezza e di accessibilità al popoloso nucleo residenziale.
Il secondo sub-ambito attiene alla porzione sud della macrozona, sino al confine con il Comune di S. Lucia di Piave.
Si tratta di un'area che, attorno, alla Villa ed alla Filanda Gera, ha visto concretarsi un processo di trasformazione a fini produttivi - commerciali all'ingrosso di piccola e media dimensione che, per certi aspetti ha portato a qualificare in questo senso tutto in quadrante sud della città, dalla zona di S. Pietro di Feletto a Ramera.
Si tratta quindi di un'area da riorganizzare, ferma restando l'esigenza di garantire una sufficiente protezione al nucleo abitato della Ferrera da un lato ed al Crevada ed alla Villa Gera dall'altro.

12.2.10 Campolongo ovest

Si tratta probabilmente di una delle aree più problematiche, nel momento in cui si affrontano le ipotesi di trasformazione urbanistica della città. Invero, pur trattandosi di un'area di formazione relativamente recente, ci viene restituita dall'analisi con connotati propri di un'area fortemente degradata, per la insufficienza del sistema dei servizi alla residenza e addirittura la carenza di alcune minime dotazioni commerciali di prima necessità.
D'altra parte la presenza di attrezzature a scala territoriale, come l'Enel e la caserma della Finanza, il deposito ex-ATM (da recuperare comunque a fini pubblici), di attività commerciali (Bernardi, Steccati) che richiamano traffico non esclusivamente locale, e di una attività produttiva insalubre in zona impropria (Barro), determinano l'esigenza di invertire il cannocchiale del processo di pianificazione del comparto, in modo da partire dalla risposta ai problemi emergenti dalle esigenze dei residenti nella zona e non viceversa. In questa logica va pensata proprio la eventuale dismissione dell'area Barro, o comunque il contenimento della sua espansione, in modo da garantire la massima qualità ambientale al nucleo abitato adiacente.
Peraltro, a differenza di quanto è emerso dall'analisi di Parè e Monticella, dove comunque, a livello di dotazione degli standards, è risultato significativo il contributo degli interventi di edilizia residenziale pubblica, in questo caso agli interventi edificatori non è corrisposta una parallela iniziativa - di qualità - nell'assetto delle aree pubbliche e di interesse pubblico a scala di quartiere.
Cosicché gli ambiti PEEP di Campolongo, nord e sud, vengono integrati in un sistema di percorsi che restituisce alle sponde del Monticano il ruolo primario di area verde di servizio alla residenza. Si può concretamente ipotizzare, in tale prospettiva, la realizzazione di una passerella pedonale verso Campolongo est, in corrispondenza del prolungamento di via Galvani, in quanto il ponte esistente lungo Via Monticano appare insufficiente - appunto - a garantire un collegamento funzionale con il centro "storico", civile, commerciale e religioso, della frazione.
Va inoltre allargato il sottopasso di via Settembrini, sfruttando il livello di trasformabilità delle aree adiacenti, in particolare della ex-Celotti, con l'obiettivo tuttavia di razionalizzare e migliorare l'integrazione della zona con le restanti parti centrali della città, e non esclusivamente per favorire il traffico di attraversamento e accesso verso l'area Zanussi.


12.2.11 Campolongo est

Comprende il centro storico della frazione, che si attesta lungo via Vital, in senso trasversale, e via Monticano in senso est-ovest. Interventi di recente formazione si sono sovrapposti alle permanenze del nucleo di più antica formazione: i problemi si sono comunque acuiti a seguito delle realizzazione della circonvallazione, che, negli anni sessanta, ha determinato il progressivo scollamento rispetto alla sistema di servizi a scala urbana, che trovano risposta solo nel centro città.
Il sistema dei collegamenti è favorito dal mezzo di trasporto pubblico, e comunque appare appena sufficiente, anche in ragione, come si è visto, dello relativo squilibrio in tema di servizi alla residenza, presente nella parte ovest della frazione, e che viene solo parzialmente compensato dalla presenza del centro sociale, della scuola e di un attrezzato centro parrocchiale.
Si tratta di riequilibrare gli scompensi rilevati, favorendo i collegamenti est-ovest, in corrispondenza del Monticano, e nord-sud, tramite via S.Giovanni Bosco.
Appare significativa la dotazione di aree potenzialmente libere, che possono dare risposta alla domanda di residenza, a tutti i livelli, specie per nuclei familiari di prima formazione.

12.2.12 Menarè

L'ambito compreso tra la linea ferroviaria Conegliano-Vittorio Veneto e la Strada statale del Menarè costituisce, sotto il profilo insediativo, una autonoma porzione di territorio che andrebbe per certi aspetti analizzata contestualmente al sistema dell'area vittoriese.
Anche le politiche di intervento in questi contesto assumono la veste di un capitolo a se stante, ancorché gli strumenti utilizzati interpretino le medesime tecniche operative.
Come rilevato dall'analisi, si tratta di una frazione priva di servizi alla residenza, anche in ragione della particolare conformazione dei limiti amministrativi del territorio comunale, che dividono, lungo la Statale 51, Conegliano da Colle Umberto.
Appare in ogni caso poco opportuna una ulteriore sensibile offerta di aree edificabili, che aggraverebbero peraltro i problemi di accessibilità dalla strada statale.
Va pertanto garantito il mantenimento ed il completamento dell'esistente, anche per quanto riguarda i nuclei abitati minori, favorendo la razionalizzazione e l'ampliamento delle attività produttive.
In tale prospettiva appare comunque necessaria la previsione di un sistema di piste ciclabili e percorsi pedonali protetti, che favoriscano l'attraversamento in sicurezza, della statale, oltre che la previsione di alcune aree a parcheggio.
Per quanto riguarda la zona produttiva già in trasformazione, adiacente al Comune di Vittorio, va prevista una idonea fascia verde boscata, un vero e proprio filtro di protezione per l'abitato, da cui si possono dipartire alcuni interessanti percorsi, con valenza ambientale da e verso la collina.
Necessita inoltre un adeguato sistema di protezione delle fasce di rispetto lungo i canali minori che attraversano da nord a sud e che le connotano sotto il profilo morfologico e verso la collina.
Andrà rafforzato il sistema di protezione dagli insediamenti lungo la Statale, al fine di evitare ulteriori accessi, ed un conseguente aggravio per la mobilità.

12.2.13 la quantificazione dell'offerta

Le caratteristiche qualitative delle diverse aree e le prospettive di riqualificazione suggerite e motivate dal quadro delle direttive puntuali - sin qui esposte per ciascun ambito di intervento - sono state sovrapposte alle domande emergenti di carattere quantitativo.
La articolazione dei volumi di progetto è definita dalla applicazione delle norme tecniche di attuazione in ragione delle diverse destinazioni di zona, ed esposta, in alcuni casi, nelle specifiche tabelle allegate. Viene motivata anche dal confronto con le densità medie della zona, oltre che con il rapporto con il sistema delle aree centrali, e garantisce il rispetto delle ipotesi dimensionali complessive, tenendo conto delle edificabilità ammissibili nei borghi e nelle zone agricole.
I criteri utilizzati per la definizione dei parametri edificatori partono in buona sostanza dalle considerazioni emerse dall'esame dei dati contenuti nelle precedenti tabelle 14 e 15, che avevano sollevato l'esigenza di operare un riequilibrio territoriale nelle dotazioni di standard.
Si è tenuto inoltre conto delle ipotesi contenute nel progetto preliminare, che aveva ipotizzato alcuni indici medi sostenibili, in riferimento alle diverse macrozone.
Al fine di garantire il riequilibrio e la sostenibilità delle ipotesi di progetto, è stata tenuta inoltre in debita considerazione anche la capacità edificatoria residuale delle zone di tutela, dei parchi e delle fasce filtro periurbane.

Le capacità edificatorie di progetto - nelle zone di trasformazione - sono definite tenendo conto:

- delle caratteristiche morfologiche del contesto;

- delle direttive e degli indirizzi di carattere generale ;

- dell'esigenza di favorire le aree maggiormente strutturate ed urbanizzate;

- della necessità di garantire - in particolare nelle zone centrali, a nord della ferrovia e nell'area dell'ex Zanussi - un tendenziale recupero delle dotazioni standard arretrate.

Tra le aree di trasformazione è tuttavia indispensabile distinguere quelle sostanzialmente vergini (i cosiddetti lotti liberi con esclusione di quelli compresi entro Piani già convenzionati da confermare) dalle aree industriali dismesse, articolando puntualmente le diverse capacità edificatorie di progetto.
Il diritto edificatorio di base è lo stesso per entrambe le sottoclassi, a parità di condizioni di contesto, ma alle seconde viene riconosciuta una quota aggiuntiva che è funzione di quello che c'era sopra o che c'è ancora. Si tratta infatti di riconoscere, sempre in termini urbanistici, i maggiori costi (demolizioni e bonifiche) che questi casi comportano. In buona sostanza l'obiettivo, sul piano tecnico, è quello di garantire - tendenzialmente - la massima perequazione possibile tra proprietari fondiari che si trovano nella medesima situazione di fatto e di diritto, cercando di adottare parametri edificatori che favoriscano trasformazioni sostenibili e di qualità.
Le considerazioni di tipo qualitativo e quantitativo sono state accompagnate anche da elementi di verifica di fattibilità economica e di compatibilità con il mercato, specie per quanto attiene le aree che coinvolgono il patrimonio comunale trasformabile, le aree di proprietà pubblica, del quale viene garantita una equa valorizzazione (anche attraverso il ricorso ad appositi accordi di programma).
In sintesi, la fattibilità economica è costituita dal punto di equilibrio fra il profitto che intende realizzare il promotore immobiliare e la rendita che vuole vedersi riconosciuta il proprietario fondiario (nel caso in cui le due figure non siano coincidenti), in rapporto all'insieme delle diverse voci che costituiscono il "costo di produzione" della trasformazione urbanistica.
È stato cioè verificato con appositi modelli se l'assunzione di un determinato indice territoriale - a partire da quello medio suggerito per la macrozona - è in grado di soddisfare le aspettative sia dei proprietari delle aree che dei promotori immobiliari.
A tale proposito appare particolarmente significativa ed innovativa l'ipotesi di ricorrere ad interventi "convenzionati", che prevedano - a titolo esemplificativo - una ulteriore cessione di aree per servizi, la realizzazione di opere di urbanizzazione secondaria in eccedenza agli standard di legge, ovvero la realizzazione di quote "speciali" di volumetria, da destinare a categorie sociali protette: in tali casi viene ammessa, secondo una logica perequativa, la realizzazione di una quota aggiuntiva di volumetria, dell'ordine del 40% della quota afferente la destinazione residenziale.
La previsione di una maggiore incidenza della percentuale di edilizia "da convenzionare" sul totale, a parità di It, dovrebbe quindi teoricamente comportare una minor redditività per il proprietario del terreno, con risultati di carattere perequativo sulla rendita fondiaria, senza alcuna apprezzabile incidenza per l'operatore immobiliare, in termini di fattibilità economica dell'intervento complessivo.
In altri termini, atteso che la capacità edificatoria aggiuntiva (esposta dal Piano in apposite tabelle) può essere realizzata solo a fronte di una specifica convenzione con il Comune, si può ragionevolmente presumere che il valore del mercato dell'area subisca un deprezzamento conseguente all'onere convenzionale che dovrà essere assunto dall'investitore.
Tuttavia - in ogni caso - un aumento dell'indice territoriale complessivo teorico realizzabile (compresa quindi la quota di edificabilità da convenzionare) comporta evidentemente - a parità di superficie territoriale - un aumento della rendita fondiaria, proporzionale al diverso valore potenziale del terreno in termini di mc./mq. realizzabili.
È stato inoltre assunto - a base del modello di verifica - che il valore di mercato dell'area (a parità di prezzo di vendita degli alloggi in un determinato contesto) sia commisurato alla cubatura realizzabile.
Pertanto - in questa fase transitoria, in attesa di un più attento monitoraggio del mercato immobiliare - si può ipotizzare che il costo più probabile a mc della cubatura sia di L. 200.000/mc (essendo il valore medio di mercato compreso tra L. 150.000 e L. 250.000/mc, in ragione delle diverse macrozone, con rapporto pari a circa il 20% del prezzo di vendita di un mq di SLP su un mq di superficie - cfr analisi e modelli dell'Istituto Nazionale di Urbanistica).
Fatte queste premesse, essendo indispensabile per garantire una effettiva e trasparente operatività della perequazione, prefissare l'onere aggiuntivo al quale assoggettare l'investitore che intende realizzare la cubatura da convenzionare, si ritiene equo proporre che il valore della cubatura aggiuntiva (L. 200.000/mc.) attribuita dal P.R.G. nelle diverse ipotesi di piano, venga equamente ripartito - in ragione del 50% - tra la rendita fondiaria e l'investitore (che comunque mantiene inalterato il tasso di redditività relativo).
Pertanto l'onere a cui assoggettare l'intervento convenzionato si ritiene - in via transitoria -applicabile in ragione a £. 100.000/mc.
Analoghe considerazioni vanno effettuate per le aree a destinazione produttiva. Utilizzando i medesimi criteri e ripartendo equamente il valore della rendita conseguente alla nuova destinazione assunta dall'area, il valore della superficie coperta aggiuntiva viene assoggettato ad un contributo che, in via transitoria, si ritiene equo nella misura di £.200.000/mq.
Si può infatti presumere che la rendita fondiaria conseguente alla diversa destinazione - da agricola a produttiva - sia mediamente di L.150.000/mq. e che circa il 30% del fondo venga effettivamente occupato dalla superficie coperta. Pertanto, il 50% sull'aumento del valore rapportato ad un terzo della superficie territoriale comporta un onere di L.200.000/mq. Tale contributo dovrà essere finalizzato alla realizzazione delle opere previste dal programma annuale e triennale delle opere pubbliche, compatibilmente alle previsioni che saranno assunte dagli strumenti di programmazione economica ed urbanistica.
La tabella dei contributi potrà in tale contesto subire modifiche ed aggiornamenti, nel rispetto delle norme vigenti in materia di contributi di concessione, e tenuto conto di un più attento monitoraggio del mercato immobiliare.
Tuttavia, nelle aree dismesse o da dismettere, sarà necessario assoggettare il complesso delle operazioni a convenzionamento, come dispone l'ultimo comma dell'art. 30 della L.R. 61/85, considerato che l'incidenza per le demolizioni e le bonifiche riduce sensibilmente, a parità di edificabilità territoriale, la fattibilità economica dell'intervento.
Considerato l'interesse pubblico di favorire, in tali ambiti, le trasformazioni di qualità, andrà pertanto ridotto di fatto percentualmente l'onere del convenzionamento, rispetto all'It totale, che comunque dovrà risultare maggiore in valore assoluto.
La verifica di fattibilità economica considera pertanto in valore assoluto tale costo, e ipotizza che tale onere venga assorbito dalla maggior remuneratività della cubatura aggiuntiva. Si può infatti presumere che i costi aggiuntivi preliminari alla effettiva urbanizzazione siano assunti equamente tra proprietario e operatore immobiliare, ovvero che le due figure coincidano.
Tale cubatura aggiuntiva sarà pertanto realizzabile a fronte di specifico convenzionamento (non oneroso), finalizzato esclusivamente a garantire l'effettivo trasferimento dell'attività produttiva, con assunzione di ogni onere relativo alla demolizione e/o alla bonifica (cfr. citato art.30 L.R. 61/85).
In ogni caso il valore della trasformazione dovrà consentire un sufficiente margine di redditività (commisurato a quello possibile in un'area "libera" con analoghe caratteristiche), e comunque la rendita fondiaria dovrà risultare più remunerativa rispetto al consolidamento in loco dell'attività in atto o preesistente.
Sussistono tuttavia limiti connessi alla sostenibilità urbanistica della capacità edificatoria ipotizzabile, di cui si è tenuto conto nel contesto delle scelte progettuali, che hanno comportato in alcuni casi la conferma o il mantenimento delle attività in atto. Per alcune aree, di particolare importanza strategica, prevalentemente di proprietà comunale, al fine di raggiungere particolari obiettivi di trasformazione, già anticipati nel Progetto preliminare, si propone il ricorso a strumenti concertati di attuazione (programmi integrati o di recupero urbano), con ricorso a convenzionamento complessivo, da definire nell'ambito di appositi accordi di programma. Anche in questi casi la sostenibilità delle ipotesi quantitative è conseguente ad una verifica rispetto al dimensionamento generale del P.R.G., e tiene conto della qualità della proposta progettuale.
Dalla elaborazione dei dati esposti nella tav. 14, che verifica il dimensionamento delle dotazioni di aree per servizi previste dal presente P.R.G., e valutare, per macrozona, la capacità di risposta del progetto alle domande emergenti ed arretrate. Si può così determinare un sostanziale riequilibrio nella ex-Zanussi, un recupero significativo dell'arretrato nelle zone del centro storico, di Via Lourdes, Monticella, Ospedale e Parè Nord.
Considerato che ad ogni 150 mc. residenziali corrisponde un abitante teorico, mentre a 1 mq direzionale/commerciale corrisponde 1 mq di superficie a verde e parcheggi, si quantifica una esigenza di circa 642.000 mq, compreso il pregresso, di nuove superfici per servizi. Tale computo conferma la sostenibilità della previsione di complessivi 920.000 mc. di residenza (pari a 6133 abitanti x 27,5 mq.) e di circa 95.000 mq di superfici terziarie/commerciali (che determinano un fabbisogno di standard di pari importo). Al fabbisogno arretrato di 378.000 mq., va cioè aggiunta la nuova domanda di 264.000 mq. circa.
Il fabbisogno di standard viene cioè pressoché interamente soddisfatto all'interno delle zone dismesse e delle aree libere, applicando un parametro medio pari al 50% della superficie territoriale trasformabile. Tutte le aree pubbliche e di uso pubblico da ricavarsi nell'ambito del sistema dei parchi risulta in buona sostanza aggiuntivo rispetto al minimo di legge, che è pertanto adeguatamente verificato. La dettagliata verifica dimensionale è comunque condotta nel contesto della tavola n. 14, allegata al presente P.R.G, ove viene evidenziata per ciascuna macrozona, la dotazione di standard in ragione dell'offerta di aree edificabili. (Alla previsione di circa 920.000 di volumetria residenziale - comprensiva del P.P. Zanussi - va aggiunta la quota di 60.000 mc. compresa entro piani in atto, e afferente concessioni già rilasciate: cfr tabella "finale").
Come anticipato dal progetto preliminare, a cui si rimanda, restano così deficitarie le sole zone che usufruiscono di un rapporto privilegiato l'arco collinare, con gli adiacenti parchi tematici del centro storico e del lago di Pradella, e con i percorsi verdi lungo il Monticano. Va sottolineato inoltre che non sono stati conteggiati i parcheggi di superficie lungo le aste viarie del Centro storico.

12.3 direttive per il sistema produttivo

12.3.1 le aree industriali e artigianali

I dati emergenti dall'analisi sovrapposti agli indirizzi politico-programmatici fanno emergere l'esigenza di progettare il sistema produttivo con lo sguardo rivolto ad un contesto più ampio, da intendersi come area "coneglianese", anche perchè il tessuto della piccola e media impresa locale in questi ultimi anni si è maggiormente diffuso nei comuni di corona.
Potrebbe apparire contraddittorio tenere conto che il sistema delle attività produttive non deve avere come riferimento i confini amministrativi del Comune, ma deve essere progettato compatibilmente al sistema delle risorse umane e territoriali del comprensorio coneglianese.
Un comprensorio che è stato qualificato da alcuni come inox-valley, e che si specializza altresì per la presenza di rilevanti attività nel campo della trasformazione del legno, modelli che vengono esportati come esempio anche a livello europeo.
Uno sviluppo che va inteso in un contesto territoriale più allargato, che va oltre i confini del Comune di Conegliano, facendo partecipi i comuni contermini.
L'industria infatti, come verificato anche da analisi e contributi di Unindustria, tende a localizzarsi dove trova infrastrutture e servizi che funzionano.
Ragionare attorno alla metafora di città-impresa, come è stata da più parti proposta, significa riflettere attorno ad obiettivi di efficienza e competitività, migliorando complessivamente i fattori che determinano la localizzazione delle imprese nel territorio, non semplicemente intesi come mera ripetizione di offerta indistinta di aree produttive.
Nella individuazione delle aree in cui possono trovare risposta le domande emergenti, si è peraltro tenuto in debita considerazione il disposto dell'art. 41 del P.T.R.C., che preclude la previsione di nuove aree produttive prima del completamento dell'urbanizzazione primaria di quelle già previste negli strumenti urbanistici vigenti, e la realizzazione di almeno il 60% degli insediamenti previsti.
Si presenta quindi uno scenario in cui le ipotesi di risposta alla domanda tendenziale possono ritrovarsi:

  • nelle aree produttive esistenti in fase di completamento;
  • nelle aree produttive completate e di recente edificazione, in cui peraltro si evidenziano alcuni volumi non utilizzati;
  • nelle aree di riordino e ristrutturazione urbanistica, anche per rispondere alla particolare domanda di aree di formazione e ricerca.;
  • nella attuazione della legge regionale n. 11/87;
  • in alcune limitate espansioni, coerenti con le linee programmatiche, in particolare per completare e razionalizzare il quadrante compreso tra i confini amministrativi di Conegliano e San Vendemiano, in corrispondenza del campo di baseball.


12.3.2 Le aree commerciali

Partendo dalla considerazione che il centro città deve essere vissuto come un unico grande centro commerciale di qualità, dovrà essere favorita la dislocazione di strutture di piccola e media dimensione, le cosiddette "unità di vicinato", con un limite di 250 mq. di superficie lorda.
La formazione di "centri commerciali", considerati come raggruppamento spaziale di punti di vendita di gestione, dimensione e gamma merceologica diversa, è consentita anche nel centro storico a condizione che sia garantita l'accessibilità pedonale e non vi si determinino condizioni di congestione.
In applicazione dei criteri impartiti a livello regionale in ordine al Decreto legislativo "Bersani", di cui alla L.R. n. 37/99, è vietato in tutto il territorio comunale l'insediamento di centri commerciali (le cosiddette grandi strutture di vendita) con superficie di vendita superiore a 2500 metri quadrati.

Ai fini della programmazione urbanistica le medie strutture di vendita sono invece suddivise in due categorie:

  1. con superficie di vendita fino a 1000 mq;
  2. con superficie superiore a 1000 mq.

I centri intermedi di tipo b), superiori a 1000 mq., qualora dotati di sufficienti standard a parcheggio, anche in aggiunta alle normali dotazioni di legge, potranno ubicarsi lungo la S.S. 13 e nelle zone di trasformazione, con esclusione dei cosiddetti "parchi tematici", i quali, per la loro particolare vocazione, potranno essere caratterizzati solo da una rete di distribuzione commerciale puntiforme e diffusa.
Il mercato settimanale può trovare collocazione nelle zone pedonali, o comunque nel sistema di strade-piazze-mercato che si propone possa essere realizzato da Piazza cima sino all'area Zanussi. Potrà rafforzare il sistema di collegamenti nord-sud, qualificando gli spazi aperti pubblici, da Piazza Calvi a Via del Ruio.
Non è inoltre posta alcuna particolare limitazione per le strutture di magazzinaggio e vendita all'ingrosso, le quali - come dispone il P.T.R.C. - possono trovare luogo anche nelle zone industriali e artigianali.
Per quanto riguarda i distributori di carburante, ne viene consentita la localizzazione lungo le fasce di rispetto della viabilità primaria extraurbana e vengono adottate apposite norme attuative del D.Lgs. n.32/98, nel rispetto della circolare regionale n.4 del maggio 1999.

12.4 direttive per il sistema relazionale

L'insieme dei risultati delle analisi condotte sugli aspetti fisici della rete, sui caratteri socio economici e, in genere, sulla mobilità sono in grado di indicare le disfunzioni più gravi del sistema. Come suggerito peraltro in sede di documento di indirizzo il sistema richiede interventi consistenti e non un semplice "riaggiustamento" della struttura viabilistica esistente.

In termini sintetici i nodi problematici legati alla mobilità possono essere così definiti:

- elevato traffico motorizzato che interessa sostanzialmente tutta la rete stradale ed in particolare le arterie centrali e la circonvallazione;

- consistente traffico di attraversamento anche nelle zone interne alla città;

- commissione tra traffico di attraversamento e traffico locale;

- presenza di alcune infrastrutture che funzionano da " barriera" quali la ferrovia, la circonvallazione, il fiume Monticano e la stessa città storica per gli spostamenti est-ovest;

- ridotta disponibilità di parcheggi per lavoratori pendolari;

- ridotta presenza di aree pedonali e ciclabili e per contro elevati punti di conflitto tra mobilità debole e traffico motorizzato.

Non può essere sottaciuto il problema della accessibilità da e verso nord, in ragione in particolare della rilevanza del polo produttivo che interessa i comuni di Vittorio e Conegliano. Andranno a tale riguardo ricercate soluzioni che favoriscano l'accessibilità all'autostrada e disincentivino l'utilizzo della S.S. 51, lungo la quale sono previste idonee fasce di tutela dell'abitato.
Il quadro delle analisi rappresenta gli elementi indicatori di tali disfunzioni e problematiche e contemporaneamente consente di individuare alcuni indirizzi operativi di piano.
In generale il Piano ci restituisce un sistema relazionale complesso, i cui elementi ordinatori non sono soltanto i collettori del traffico su gomma, ma anche il sistema ferroviario, la rete dei trasporti pubblici automobilistici, la cosiddetta rete per la mobilità debole, coerente con un progetto per la città per l'uomo.

12.4.1 La nuova classificazione funzionale delle strade

La classificazione funzionale delle strade rappresenta il primo livello di progettazione in quanto determina la gerarchia e la regolazione delle singole componenti del traffico.
Nella nostra realtà urbana si riscontra però l'impossibilità di procedere alla classificazione della rete stradale basata sulle caratteristiche geometriche richieste dal Codice della Strada, in quanto, non trovando riscontro tali caratteristiche nelle reali dimensioni degli assi stradali, ne risulterebbe un livello di definizione insufficiente per poter definire la gerarchia della rete viaria.
Si è deciso quindi di procedere a una classificazione delle strade basata solo sulle caratteristiche che esprimono la funzionalità che ogni elemento viario dovrebbe svolgere nell'ambito della rete.

È definita la seguente gerarchia:

1) Autostrade

2) Strade sovracomunali costituiscono le strade di collegamento, lungo le direttrici del traffico nazionale, poste all'esterno dell'ambito comunale.

3) Strade primarie hanno funzioni di entrata e di uscita dalla città, e sono quindi a servizio, quindi, del traffico di scambio fra il territorio urbano ed extraurbano

4) Strade di macrospostamento che rappresentano la maglia urbana principale la cui funzione è quella di garantire la fluidità degli spostamenti di scambio anche all'interno della rete viaria cittadina, nonché di consentire un elevato livello di servizio degli spostamenti a più lunga distanza interni all'abitato urbano

6) Strade interzonali hanno la funzione di distribuire il traffico tra quartieri e aree limitrofe

6) Strade locali sono al servizio diretto degli insediamenti. Sono comprese anche le strade pedonali e le strade-parcheggio.

La progettazione prevede la connessione di ciascuna strada con altre dello stesso tipo o di tipo immediatamente precedente o seguente.
Ovviamente nella progettazione esecutiva della classificazione funzionale delle strade si deve tenere conto dei vincoli strutturali inevitabilmente imposti dall'attuale rete viaria, per cui i valori geometrici stabiliti dalla normativa CNR (Bollettino Ufficiale 60/78) così come le funzioni che debbono svolgere relative ad ogni tipologia di strade sono da considerarsi obiettivi da raggiungere.

In coerenza con la struttura urbanistica della città (esistente e prefigurata dal nuovo Piano Regolatore Generale) la maglia stradale risulta fondamentalmente organizzata in :

- una arteria sovracomunale rappresentata dalla Tangenziale sud e il tratto autostradale A 27. Tale arteria è deputata a sostenere quasi esclusivamente il traffico di attraversamento, estraneo all'ambito comunale

- una rete di arterie primarie, deputata a sostenere il traffico di scambio e di attraversamento lungo gli assi est-ovest (S.S.13 "Pontebbana") e nord - sud (via Matteotti, via Papa Giovanni, via da Vinci, Bretella nord) ;

- una rete di spostamento macrozonale, deputata a sostenere il traffico di spostamento interno tra le aree cittadine (macrozone). I principali assi per questo tipo di spostamenti sono rappresentati dalle seguenti: viale Spellanzon con via Colombo e via Friuli; via Battisti con via Maggior Piovesana; Via XXIV maggio; via Filzi; le strade Provinciali di collegamento con S.Pietro, Tarzo, Vittorio Veneto.

- una rete di spostamento interzonale deputata a sostenere il traffico di spostamento all'interno della stessa area. Ne sono un esempio via Lourdes, via Vital, via Einaudi, via B. Croce, delle quali è evidente la propensione ad essere a servizio dei quartieri limitrofi. Si tratta di aste viarie la cui qualità, anche a livello di arredo e sistemazione delle aree libere, deve contribuire a costruire il "centro" delle macrozone attraversate. La velocità di percorrenza deve essere limitata, ed il traffico selezionato e preferibilmente deviato lungo la viabilità di livello superiore.

- una fitta rete di vie per lo spostamento locale che garantisce una completa penetrazione nel tessuto urbano, da parte della rete sovraordinata, deputata in particolare ad un più attento rapporto tra mobilità e funzioni residenziali.

12.4.2 la riqualificazione del centro città

Le linee guida hanno individuato nella riqualificazione del centro urbano uno degli obbiettivi primari da raggiungere.
L'elevato traffico di attraversamento infatti, in particolare nella direttrice che attraversa il centro storico da Borgo Madonna al viale Spellanzon, ostacola la vivibilità e la piena fruibilità degli spazi di socializzazione, che sono propri di queste zone centrali, confinando i pedoni entro aree ben definite e ristrette.
Al fine quindi di favorire la mobilità dei pedoni e una maggiore permeabilità delle vie centrali è stato previsto il ridimensionamento del flusso veicolare con la tecnica della moderazione del traffico, scoraggiando l'utilizzo dei percorsi centrali per il solo attraversamento dell'abitato, favorendo nel contempo delle alternative agli stessi.
In particolare gli interventi previsti mirano soprattutto a una risistemazione del territorio al fine di rendere compatibile, in piena sicurezza e in un ambito di riqualificazione urbana, la presenza degli automezzi con i pedoni e ciclisti.

Tali interventi prevedono principalmente :

- aree a traffico limitato e zone 30 km/h;

- restringimenti delle corsie (per rallentare la velocità dei veicoli);

- utilizzo di pavimentazioni differenziate e platee d'incrocio (per aumentare il livello di attenzione dei guidatori);

- passaggi pedonali rialzati (per la maggior sicurezza dei pedoni);

- interventi vari di arredo urbano e stradale (per rendere più gradevole l'ambiente).

Più in generale si può affermare che la protezione dal traffico delle aree urbane è uno dei principi perseguiti dal P.R.G., sia attraverso la nuova gerarchizzazione della rete viaria, che prevede, per quanto possibile, in tali aree al massimo strade di spostamento interzonale, e/o con l'estensione degli interventi di moderazione della velocità per la protezione delle aree residenziali più esposte al traffico.

12.4.3 il prolungamento di Via Colombo

Funzionale alla riqualificazione del centro urbano, si inserisce il nuovo arco viario di prolungamento di via Colombo verso est che, utilizzando un canale già compromesso dalla presenza degli spalti della ferrovia, rappresenta quel percorso alternativo necessario per incanalare il flusso veicolare all'esterno del centro cittadino.
Questa opera va evidentemente studiata e progettata alla luce delle considerazioni generali, delle direttive e degli indirizzi contenuti nella presente relazione. In prima ipotesi, per realizzare il collegamento di via XXI Aprile con via Friuli, si è ragionato attorno alla possibilità di realizzare il primo tratto di strada, interessando parzialmente il rilevato della stazione e costeggiando il muro di sostegno della stessa fino al Monticano. La strada si troverebbe così alla stessa quota del ponte ferroviario, con una pendenza accettabile. Il tracciato potrebbe proseguire poi in linea retta ed in leggera discesa dal sottopassaggio di via Sauro fino a quello con via Matteotti.

Si può pensare inoltre di far transitare i pedoni su di una eventuale passerella pensile rispetto alla strada stessa, che permetta il collegamento della stazione ferroviaria con i giardini di S. Martino e con il quadrante est della città.

12.4.4 il problema della viabilità sulla S.S. 13 "Pontebbana"

Parallelamente alla riqualificazione del centro storico e all'inserimento del nuovo tracciato di collegamento tra via Colombo e via Friuli risulta indispensabile prevedere interventi di miglioramento della fluidità di circolazione sulla circonvallazione SS 13, in quanto, a causa del traffico eccessivo, non è più in grado di svolgere la duplice funzione di "Strada Principale" e "strada - servizio" per le attività commerciali e produttive che vi si affacciano.

In tale ambito risulta necessario raggruppare il più possibile gli accessi (che attualmente sono tutti indipendenti) e ridurre l'inserimento di veicoli, che potrebbe comportare una situazione di alto rischio e indurre un rallentamento generale del traffico automobilistico. Il raggruppamento degli accessi può avvenire in parte utilizzando le vie già esistenti.

E' stata inoltre ipotizzata la realizzazione di rotatorie, del tipo con precedenza a sinistra, in corrispondenza dei nodi di Parè, della Ferrera, via Manin, di Via Filzi-Cimitero , di via Matteotti.

Con tali migliorie viene inoltre perseguita una maggiore "competività" di tale arteria rispetto alle altre più centrali, favorendo così lo spostamento del traffico di attraversamento dal centro urbano alla periferia.

12.4.5 la circonvallazione di Parè

Tale intervento si rende necessario per deviare il traffico di attraversamento dell'abitato di Parè che, dati di flusso alla mano, non è più compatibile con la destinazione residenziale che ha assunto l'area.
Questa proposta comporta la realizzazione di un tratto stradale (affiancato eventualmente da pista ciclabile e pedonale con rilevato di protezione, visti gli spazi a disposizione) che si collega alla provinciale per Pieve di Soligo all'altezza della biforcazione per S. Maria con un innesto a Y e alla SS13 con una rotatoria .
In corrispondenza dell'intersezione con la strada interna di collegamento con Susegana le soluzioni possono essere due: l'inserimento di una rotatoria, a corto raggio, oppure l'inserimento di una intersezione a quattro bracci con precedenza alla provinciale, considerato il ruolo di importanza secondaria (quindi per solo servizio locale e dei residenti), da assegnare a questa strada.

12.4.6 Il problema "dell'effetto barriera" del rilevato ferroviario - Il collegamento viario tra viale Friuli e via Maggior Piovesana

I motivi che rendono necessario la costruzione di questo nuovo tratto stradale sono riconducibili alla necessità di disporre di un collegamento diretto tra la zona a monte della linea ferroviaria Udine Venezia (e relativo traffico proveniente dai comuni limitrofi S.Pietro, Corbanese, Tarzo, Vittorio Veneto) con l'area a sud della ferrovia, anche in previsione di futuro sviluppo edilizio di quest'ultima zona.
Risulta infatti allo stato attuale una profonda divisione fisica, data dal rilevato ferroviario, che di fatto separa i quartieri serviti da via Friuli (e di conseguenza buona parte di Conegliano) e l'area incentrata su via Maggior Piovesana, rendendo in tal modo marginale e periferica quest'ultima zona che si trova perciò ad essere delimitata a nord dalla ferrovia e a sud dalla circonvallazione, con grave disagio per la mobilità locale.
Inoltre il prolungamento di tale tratto stradale fino all'incrocio tra via Matteotti e la SS. 13, permetterebbe al traffico in uscita dal casello autostradale di S.Vendemiano di aver un collegamento più diretto con via Friuli, e di qui con le destinazione site a nord di Conegliano.

12.4.7 Il problema della viabilità sovracomunale: - La tangenziale sud

Il ruolo economico di Conegliano, quale erogatore di servizi, e la struttura produttiva dell'area Pedemontana rappresentano la chiave per comprendere il progressivo incremento del traffico che interessa la rete viaria.
In quest'ambito l'influenza dell'autostrada, che fa capo al casello di S. Vendemiano, è destinata in prospettiva ad assumere un ruolo sempre più determinante sulla rete viaria del comprensorio.
I risultati derivati dalle analisi sul traffico al casello autostradale e i TGM rilevati sulle principali vie della città costituiscono in termini quantitativi e qualitativi la dimensione del problema che non può trovare soluzioni solo all'interno della rete stradale di Conegliano.
Il completamento della bretella A 28 di congiunzione tra la A27 e la A4, che collegherebbe così Conegliano a Pordenone, è destinato inoltre a influenzare ancora maggiormente la viabilità dell'area, determinando un aggravio del traffico della SS 13 circonvallazione di Conegliano la quale, anche tenendo conto degli interventi migliorativi previsti, non è dimensionata per poter reggere un ulteriore aumento del volume del traffico.
In quest'ottica appare indispensabile l'inserimento del passante di collegamento con la A27 (e in prospettiva con la A28), che dalla Zona Industriale di Campidui collega direttamente il traffico proveniente dalla SS.13 e dalla SP 38 con il casello autostradale di S.Vendemiano .
In questo modo la SS.13 risulterebbe notevolmente sgravata dal flusso veicolare e sarebbe nella situazione di supportare con una buona fluidità di marcia la parte di traffico destinato alla mobilità interna.

12.4.8 La sosta

La macchina costituisce un problema anche quando non circola; ogni auto ferma infatti ha bisogno di spazio per la sosta.
Per superare questo problema che grava soprattutto sul centro cittadino si rende necessario da un lato operare un riordino del traffico mentre dall'altro continuare a conservare la vitalità e l'attrazione che sono presenti e che caratterizzano il centro storico .
In tale ambito il riordino del traffico legato alla sosta prevede essenzialmente la creazione di nuove aree di sosta libera esterne al centro urbano, e un maggior utilizzo di aree già esistenti, da collegare regolarmente al centro cittadino e alla stazione ferroviaria con le linee di autobus esistenti, in modo tale di avere a disposizione parcheggi dove l'utenza, composta soprattutto da pendolari, possa lasciare la macchina per l'intera giornata.
La riorganizzazione della sosta nel centro urbano, con l'istituzione di nuove zone a pagamento con tariffa differenziata, va invece incontro all'esigenza di garantire la vitalità in tale area favorendo la facilità di sosta, attraverso un maggior grado di turnazione dei parcheggi da parte dell'utenza che si recano nelle zone centrali per commissioni o affari.

12.4.9 Verifiche di fattibilità nodi viari significativi

Sono state elaborate dalle verifiche di fattibilità esemplificative relativamente ad alcuni nodi urbani significativi. Tali proposte vengono allegate "all'album" degli elaborati grafici di progetto.
Queste proposte di massima prescindono tuttavia da un dimensionamento dettagliato degli interventi stessi: forniscono unicamente un'idea di ciò che potrebbe realizzarsi a livello esecutivo.
Pertanto i raggi di curvatura delle rotatorie, i raccordi di queste ultime con il tracciato della strada, la larghezza della carreggiata e la disposizione delle isole spartitraffico, tengono conto del tipo di strada che vanno ad interessare ma non analizzano nel dettaglio, ad esempio, la domanda derivante dai veicoli pesanti, dal transito dei pedoni o delle biciclette.
Prescindono inoltre dalla necessaria revisione dei sensi di marcia nell'area centrale, che sarà tema del P.U.T. Va sottolineato quindi che alcune scelte vanno valutate alla stregua di meri studi di fattibilità.
E' stato comunque adottato, per queste proposte preliminari, un criterio di sicurezza, al fine di considerare le condizioni più sfavorevoli.
Si sottolinea inoltre che si intende adottare per le rotatorie la tipologia cosiddetta "alla francese", con diritto di precedenza per i veicoli che transitano all'interno della stessa (precedenza a sinistra).
La realizzazione di questi interventi va inoltre completata dall'adozione di tutte quelle soluzioni tecniche che ne rendono sicuro l'utilizzo, e che indurranno nell'utente comportamenti che ne ottimizzano l'impiego. E' infatti importante anche un adeguato progetto di "architettura" e di arredo delle opere, che ha lo scopo di rendere compatibile l'intervento con il sistema ambientale ed insediativo, e di favorire i comportamenti voluti negli utenti della strada, in modo da minimizzare il pericolo.

a) Intersezione di via Filzi con viale Italia

Si ipotizza un sistema di due rotatorie collegate da spartitraffico della larghezza di qualche metro, eventualmente arredato a verde, che collega il prolungamento di via Filzi (nuovo accesso al centro cittadino), e la via S. Giuseppe (nuovo accesso al parco sportivo di Campolongo).
Con questa soluzione si evita la costruzione di nuove strade o varianti alla via di S. Giuseppe, di penetrazione al centro di Campolongo e alla zona sportiva, sfruttando la viabilità già esistente.
Per quanto riguarda i veicoli transitanti sulla Statale essi si potranno fermare per dare la precedenza solamente all'imbocco del sistema delle due rotatorie: in questo modo si ottiene un minor impatto sulla continuità del flusso.
La parte del sistema ad ovest risulta decentrata, allo scopo di non invadere eccessivamente l'area degli esercizi commerciali esistenti. L'accesso a questi ultimi potrebbe comunque avvenire da via S. Giuseppe, dal retro, per una strada peraltro già esistente. Tale soluzione evita l'ingresso diretto al sistema delle due rotatorie, che comporterebbe una situazione a rischio.
Anche per quanto riguarda gli esercizi commerciali posti ad ovest si prevede di raggruppare l'accesso agli stessi tramite un apposito controviale.

b) Intersezione di viale Venezia con via Dei Mille

Per l'intersezione di Viale Venezia con via Dei Mille alla Ferrera si prevede di inserire una rotatoria con diametro di circa 50 m., più che sufficiente per un transito a bassa velocità. La larghezza delle corsie di circa 3.75-4.00 mt consente un transito agevole anche ai mezzi pesanti.
Sono possibili inoltre separazioni delle carreggiate nei rami di accesso alla rotatoria, che garantiscono un maggiore margine di sicurezza per i veicoli.
Si ritiene importante, sempre per evitare l'elevato numero di uscite dirette alla rotatoria o in prossimità della stessa, il mantenimento della strada di immissione nella S.S. 13 per chi proviene da via XXVIII aprile.
L'accesso all'attuale banca e negozi adiacenti sul lato sud, per garantire un sufficiente grado di sicurezza, dovrebbe essere concentrato in due o tre punti precisi, il più possibile distanti dalla rotatoria.

c) Intersezione tra via Manin e viale Italia.

Anche in questo ambito gli spazi ristretti non permettono la realizzazione di rotatorie di grande raggio. Tuttavia ipotizzando di far transitare i veicoli a bassa velocità e allargando opportunamente le corsie, la proposta di piano risulta fattibile.
Si ipotizza infatti di separare le corsie della Statale realizzandone due per senso di marcia nel tratto verso est, in modo da riservare quella più esterna per l'entrata e l'uscita dei veicoli agli esercizi commerciali.
Questa doppia corsia si ridurrebbe poi ad una in corrispondenza del ponte sul Monticano, per mancanza dello spazio necessario, considerato che a quel punto non ci sono più accessi laterali da servire.
Nel tratto verso ovest si pensa di poter realizzare una corsia protetta al centro della carreggiata in modo da permettere l'immissione e l'uscita senza rischio dai controviali laterali esistenti.

d) Prolungamento via Colombo

Questa intersezione va evidentemente studiata e progettata alla luce delle considerazioni generali, delle direttive e degli indirizzi contenuti nella presente relazione. In questa ipotesi, per realizzare il collegamento di via XXI Aprile con via Friuli, si è ragionato attorno alla possibilità di realizzare il primo tratto di strada, interessando parzialmente il rilevato della stazione e costeggiando il muro di sostegno della stessa fino al Monticano. La strada si troverebbe così alla stessa quota del ponte ferroviario, con una pendenza accettabile. Il tracciato potrebbe proseguire poi in linea retta ed in leggera discesa dal sottopassaggio di via Sauro fino a quello con via Matteotti.
La sezione ipotizzata ha una larghezza di 9 mt., eventualmente ulteriormente riducibile, pensando di far transitare i pedoni su di una eventuale passerella pensile rispetto alla strada stessa, che permetta il collegamento della stazione ferroviaria con i giardini di S. Martino e con il quadrante est della città. L'intersezione a raso con via Matteotti consente di usufruire del sottopassaggio esistente e permetterebbe una gestione dell'intersezione senza particolari zone di "conflitto" tra i veicoli.

13. La semplificazione regolamentare

Si è accennato nel contesto del progetto preliminare all'esigenza di proporre un modello di piano il cui funzionamento non prescinda da una effettiva semplificazione gestionale. Le prime proposte normative orientate a favorire la semplificazione amministrativa in materia edilizia ed urbanistica risalgono ad almeno vent'anni fa.
Tuttavia solo di recente il mutato atteggiamento culturale, accompagnato da una rinnovata volontà politica - che ha trovato attuazione nelle cosiddette riforme "Bassanini" - stanno determinando le condizioni affinché la auspicata semplificazione possa trovare quantomeno alcuni concreti campi di sperimentazione.
Da ultimo vanno evidenziale le disposizioni del D.L. 80/98, del D.L 118/98, della Legge regionale n.21/98, che dispone la costituzione di basi informative alfanumeriche associate agli strumenti urbanistici.
Vi sono peraltro ancora difficoltà applicative ed ostacoli che dovranno essere rimossi, oltre che strategie da rivedere e migliorare, in quanto la norma, da sola, non basta ad invertire comportamenti ormai radicati.
La continua - e talvolta confusa e contraddittoria - evoluzione del quadro normativo non ha, infatti, sinora contribuito a semplificare il compito di chi si trova quotidianamente a dover gestire la strumentazione urbanistica. È possibile comunque tentare, di sciogliere alcuni nodi, per superare la attuale farraginosità dei procedimenti, specie di quelli finalizzati al rilascio di certificazioni, di autorizzazioni e di concessioni edilizie.

Gli obbiettivi da raggiungere possono essere così sinteticamente riassunti:

  1. chiarezza nei rapporti tra i diversi attori del procedimento (parti pubbliche e private), con puntuale e trasparente definizione delle rispettive responsabilità;
  2. efficienza, efficacia, economicità ed imparzialità dell'azione amministrativa, prevedendo tempi certi ed il più possibile rapidi nelle risposte ai cittadini. La attuale generalizzata lentezza dei procedimenti, legata a schemi operativi antiquati e talora equivoci e contraddittori, è inadeguata alle esigenze dei cittadini, che devono risultare gli interlocutori privilegiati dell'attività amministrativa;
  3. imparzialità e riduzione dei margini di discrezionalità nei controlli di legittimità degli interventi privati rispetto alla strumentazione urbanistica ed edilizia. Deve essere chiaro sin dalla fase di avvio dei procedimenti che l'Ente pubblico non solo doverosamente controlla, ma è esso stesso controllato dal cittadino, che deve poter far valere i suoi diritti, tanto più dove il loro rispetto mette in gioco anche corposi e più che legittimi interessi economici. L'imparzialità, in altri termini e citando Manzoni, dovrebbe essere una dote "ordinaria", per chi è soggetto a "render conto" della sua attività.
  4. semplificazione dei procedimenti, in particolare di quelli finalizzati ad ottenere pareri e nulla osta di Enti ed Amministrazioni diverse, ipotizzando possibili evoluzioni sia in campo legislativo che organizzativo, tese a rendere più agile la gestione del territorio attraverso modelli di pianificazione finalizzati ad eliminare una serie - di fatto inutile - di sbarramenti. Si dovrà cioè mirare a distinguere i casi ove i controlli sono effettivamente indispensabili, dai casi in cui possono risultare addirittura dannosi rispetto ad un coerente progetto di organizzazione e valorizzazione dell'ambiente e del territorio, finalizzato ad una migliore qualità della vita dei cittadini.

Alla luce degli indirizzi politico programmatici, le direttive alle quali è stata informata la stesura del regolamento edilizio possono essere riassunte in quattro capitoli: comunicazione delle informazioni, trasparenza dei procedimenti, formazione del personale e standardizzazione dei regolamenti.

13.1 la comunicazione delle informazioni

Si tratta del primo e certamente del più importante tra gli strumenti a disposizione per il raggiungimento degli obiettivi sopra delineati.
Non è possibile un reale processo di semplificazione, specie in materia urbanistica ed edilizia, senza l'avvio di un concreto processo di "informazione" nei confronti dell'utenza e di tutte le categorie professionali interessate. Necessita in buona sostanza rendere leggibile e disponibile a tutti il patrimonio di conoscenze sulla città, sulle infrastrutture e sui servizi, sul complesso del tessuto insediativo a scala territoriale ed edilizia. Peraltro le informazioni devono essere reciproche ed interconnesse.
Necessita rendere accessibili tutte le banche dati grafiche ed alfanumeriche in possesso dell'Amministrazione pubblica: le informazioni devono cioè essere immediatamente disponibili per tutti gli operatori del settore, per le Amministrazioni coinvolte nel procedimento e per il cittadino, essendo comunque prevalente, nei limiti delle norme in materia di riservatezza, il diritto all'informazione ed alla partecipazione.
Le modalità per raggiungere tale obbiettivo dovranno consentire uniformità di linguaggio, chiarezza ed univocità nella elaborazione dei dati e delle informazioni.
Il ritardo su questa strada è sensibile: tuttavia il cammino può essere reso più agevole dal progresso e dalle potenzialità della scienza informatica, oltre che dai contributi e dai supporti operativi che il privato può fornire in questo campo.
Necessita innanzitutto valorizzare gli uffici di gestione del Piano ed in particolare l'unità specializzata nella gestione di Sistemi Informativi Territoriali (S.I.T.): si tratta di un processo che richiede investimenti soprattutto sul piano culturale e scientifico, attraverso la formazione di personale qualificato. Deve essere in altri termini acquisita la consapevolezza che è indispensabile una diversa configurazione nella raccolta di dati relativi al patrimonio edilizio ed alle trasformazioni in atto.
Qualsiasi riforma di carattere procedurale non può essere soltanto di carattere normativo e regolamentare, ma deve essere preceduta da una verifica di fattibilità e da un sufficiente grado di sperimentazione sul campo, che coinvolga adeguatamente, specie sul piano formativo, il personale dipendente e le categorie interessate.
Il territorio, rappresentato come insieme di oggetti identificati ognuno con un proprio codice di riconoscimento, può e deve diventare il contenitore privilegiato delle informazioni indispensabili, per facilitare l'approccio dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione e semplificare conseguentemente l'istruttoria di tutti i procedimenti comunque denominati (certificazioni, licenze, permessi, nulla osta, autorizzazioni, concessioni).
La correlazione tra la banca dati e l'oggetto geografico di appartenenza semplifica infatti le modalità di analisi delle problematiche relative alla gestione territoriale. Rendere disponibile, facilmente leggibile e trasparente la strumentazione urbanistica - e comunque la normativa che regola le trasformazioni territoriali a tutti i livelli - è di fondamentale utilità per fare uscire dai cassetti di pochi "esperti" la regolamentazione comunale vigente, specie in materia urbanistica.
In buona sostanza l'elaborazione dei dati deve venire trasferita dagli archivi cartacei alle mappe numerizzate, accessibili possibilmente da terminali periferici, che consentono di graficizzare il tema prescelto (es. tavola dei vincoli).
Pertanto l'utente può ricercare l'oggetto attraverso l'indirizzo (un codice numerico) oppure visualizzando l'oggetto stesso, localizzandolo geograficamente sul territorio.
Attraverso tali procedure sia l'operatore pubblico che l'utente potrebbero costantemente essere partecipi delle trasformazioni in atto, che non resterebbero così nel bagaglio di conoscenze di pochi intimi, alimentando talora sospetti che derivano da una gestione troppo personalizzata degli strumenti urbanistici.
Dopo una prima fase di archiviazione sistematica dei dati, grafici e alfanumerici riferiti al pregresso, l'informazione dovrà peraltro essere costantemente essere aggiornata, anche con la compartecipazione dei professionisti che dovranno consegnare le loro informazioni progettuali secondo gli standard richiesti.
Il progetto dovrà in altri termini prevedere la iniziale costruzione di un insieme di documenti e schede - documentali tipo che contengano tutte le informazioni riguardanti il territorio e la sua gestione.
Parallelamente si dovrà investire nella formazione degli operatori nell'utilizzo di tale materiale, al fine di agevolare l'uso corretto dei dati.
Si tratta di un processo culturale che non riguarda esclusivamente la pubblica amministrazione, ma la società civile nel suo complesso. È necessario infatti alimentare la consapevolezza della specificità dell'area territoriale veneta, e trevigiana in particolare, che più di altre possiede le risorse umane e materiali per mettere in atto e sperimentare concretamente questo progetto, quantomeno in alcuni comuni pilota.
 È necessario aprire ogni possibile canale di informazione per migliorare l'attuale sistema procedimentale per il rilascio di certificati e provvedimenti abilitanti le trasformazioni territoriali, di vario genere.
Appare opportuno sintetizzare ed esemplificare, per ogni tipologia di intervento, l'iter richiesto e la documentazione tecnica necessaria.
Poiché la qualificazione tecnico - giuridica delle trasformazioni non è sempre univocamente individuabile, e lascia margini di discrezionalità, è indispensabile costruire e proporre un archivio informatizzato accessibile a tutti dall'esterno (tramite Internet) che suggerisca, in relazione alle principali fattispecie catalogabili (così come desunte dall'esperienza, dalla giurisprudenza e dalla manualistica) l'iter richiesto e le documentazioni di rito.

13.2 la trasparenza dei procedimenti

Tutto il procedimento deve essere orientato alla massima trasparenza possibile : la vera semplificazione passa infatti obbligatoriamente attraverso lo scambio reciproco di dati ed informazioni tra professionisti e amministrazione comunale e tra le diverse amministrazioni interessate dal procedimento amministrativo.
Vanno evitate inutili duplicazioni di informative, di relazioni tecniche, di elaborazioni documentali. In analogia con quanto già in fase di sperimentazione in diverse amministrazioni pubbliche (ad esempio con il progetto DOCFA), oltre che sulla scorta delle disposizioni in ordine alle cosiddette documentazioni e sottoscrizioni "telematiche", si può pensare di promuovere un programma di raccolta di informazioni che, attraverso una sorta di sistema di vasi comunicanti, acquisisca - selezionandole preventivamente sul piano formale - istanze e richieste di vario genere.
La "completezza" documentale della richiesta, sul piano formale, deve essere il più possibile contestuale all'avvio del procedimento e risultare articolata in ragione del tipo e della categoria di intervento. Va comunque evitato di acquisire documentazioni già disponibili, favorendo la raccolta di informazioni su schede tecnico-documentali sintetiche e standardizzate.
Previo accordo con gli ordini interessati, si può - ad esempio - prevedere che la fase di presentazione delle pratiche avvenga alla presenza - a turno - di un professionista, il quale potrà controllare l'operato dell'ufficio, fornire suggerimenti e proposte di miglioramento del servizio. Nel contempo di potrà avviare una reciproca collaborazione finalizzata a migliorare la qualità della progettazione, attraverso un processo che tenda a promuovere e privilegiare un controllo sui contenuti rispetto al controllo meramente formale.
Per pervenire ad una rapida attuazione del cosiddetto "sportello unico", referente di tutti gli atti ed adempimenti necessari e connessi all'attività edilizia, dovrà essere regolamentato e facilitato il ricorso alla conferenza di servizi. Andrà ad esempio valutata l'opportunità di convenire con l'AsL un adeguato percorso semplificato per i progetti da sottoporre a parere preventivo, con procedure il più possibile omogenee.
Per quanto riguarda in sistema produttivo andrà adeguatamente valorizzato ed attuato il disposto del D.L. 118/98; per quanto riguarda, in generale, il sistema insediativo si dovrà guardare con la necessaria attenzione al disegno di legge n. 3095, già licenziato dal Senato ed in fase di discussione alla Camera.

13.3 formazione professionale e qualità del progetto

La crescita verso la qualità progettuale può essere agevolata dalla riduzione dei controlli formali, e dalla ricerca di valorizzare, anche per gli interventi privati la cosiddetta progettazione preliminare.
Prima della presentazione della formale richiesta di concessione edilizia, dovrebbe essere possibile acquisire il parere preliminare della commissione edilizia e del responsabile del procedimento sul cosiddetto "schema preliminare" di progetto. Si tratta di una prassi già in uso presso diverse amministrazioni, e recepita in molti regolamenti edilizi, tra cui il Regolamento tipo della Regione Emilia Romagna e della Regione Lombardia.

Sulla scorta della "scheda tecnico - descrittiva" contenente tutte le informazioni, o comunque quelle più significative, desunte dalla cartografia informatizzata, è possibile favorire :

1) una sostanziale riduzione dei tempi di istruttoria;

2) l'esame da parte della Commissione edilizia di progetti che rilevano le caratteristiche essenziali dell'intervento e che quindi possono essere orientati a privilegiare la qualità rispetto al controllo formale degli adempimenti (che può essere demandato ad una fase successiva, esclusivamente burocratica e di competenza del funzionario responsabile);

3) riduzione della produzione cartacea "a rischio", garantendo una effettiva qualità dell'approfondimento progettuale, quantomeno delle aree più significative, favorendo la assunzione di responsabilità sui dati geometrici da parte dei professionisti;

4) deposito obbligatorio dei progetti esecutivi e delle documentazioni cartacee di rito nelle fasi successive, anche su supporto informatico. Si potrebbe così introdurre un ulteriore elemento di chiarezza anche nella fase realizzata delle opere, nel passaggio cioè dall'oggetto virtuale all'oggetto reale.

Anche il ruolo e la funzione della Commissione Edilizia, in questa logica e con questi obiettivi, tende a modificarsi ed a ridimensionarsi, in particolare dopo la Legge n.662/96.
L'apporto della Commissione viene oggi declassato ad una mera eventualità procedimentale, una sorta di semplice "accidente " istruttorio. Perché quindi non utilizzarne l'esperienza e la professionalità in una logica di semplificazione, e non per aggravare inutilmente l'iter della pratica?
Considerato che l'apporto consultivo della Commissione al responsabile del procedimento - e indirettamente all'autorità abilitata al rilascio della concessione - è del tutto relativo ed eventuale, appare quanto mai opportuno valorizzarne principalmente il giudizio facoltativo "di qualità", sotto forma di suggerimenti, proposte, prescrizioni.
Trova quindi ulteriore giustificazione la proposta di sottoporre al giudizio della Commissione i progetti preliminari e non i progetti nella loro stesura definitiva, accompagnati comunque da schede tecniche di massima che attestino il rispetto dei principali dati geometrici. Sarà così possibile una disamina preliminare estremamente semplificata e rapida, che consentirebbe di riservare alla vera e propria istruttoria tecnica - di esclusiva competenza del responsabile del procedimento - i soli progetti finalizzati al rilascio delle concessioni, completi di tutta la documentazione di dettaglio.

13.4 la standardizzazione regolamentare

I criteri che dovranno informare il processo di standardizzazione regolamentare partono dalla consapevolezza che la città ha bisogno di regole e non di nuovi "regolamenti", che corrono il rischio di aggravare, anziché semplificare, il già complesso iter procedimentale.
Per quanto riguarda l'ipotesi da più parti sottolineata di omogeneizzare, possibilmente a livello regionale, come peraltro già dispone la L.R.61/85, i regolamenti edilizi, si ritiene si tratti di una ipotesi percorribile se si perseguono alcune finalità minimali:

  • allineamento delle procedure e delle definizioni;
  • omogeneità nella qualificazione tecnico-giuridica degli interventi;
  • coordinamento della modulistica e della documentazione tecnica di base;
  • trasparenza nelle modalità di calcolo delle volumetrie e dei contributi di concessione;
  • flessibilità dei contenuti e delle prescrizioni tecniche, che devono assumere valenza prestazionale, in adeguamento alle direttive europee.

Attraverso una complessiva standardizzazione delle procedure ed in particolare delle modulistiche utilizzate dai diversi enti territoriali si può ipotizzare che il processo di semplificazione possa trovare compiuta attuazione.
Si tratta tuttavia del risultato forse più difficile da raggiungere, stante la attuale confusa eteronomia del quadro regolamentare riferito alle diverse realtà territoriale, causato dalla disperata ricerca di autonomia dei vari Comuni, a fronte del fallimento delle prospettive di unificazione regolamentare aperte dagli articoli 24 e 25 della Legge 47 del 1985.
Tuttavia di tratta di fermarsi a riflettere sulla opportunità affrontare la complessità del problema causata dal fallimento di soluzioni centralistiche, con una eccessiva e disomogenea produzione regolamentare, che disorienta gli operatori professionali, che operano prevalentemente su ambiti provinciali.
Si tratta in conclusione di modificare l'approccio culturale e scientifico al problema della procedura, privilegiando la informatizzazione e la gestione degli "oggetti" e dei loro rapporti con la strumentazione urbanistica e con i pregressi provvedimenti amministrativi, rispetto alla mera valorizzazione dell'iter amministrativo e del suo controllo formale.
Nel momento in cui il protagonista della trasformazione non è la "pratica", in quanto sommatoria di produzioni cartacee, ma il territorio, con i suoi problemi e le sue complessità, i fattori umani e sociali connessi ai diversi "oggetti" che lo compongono, l'attenzione della Pubblica Amministrazione necessariamente si sposta e, coerentemente con i principi esposti in premessa, anziché impiegare risorse per alimentare la sua stessa sopravvivenza, si adopera affinché la funzione pubblica rappresenti effettivamente un servizio reso ai cittadini.

14. Conclusioni

In conclusione, l'esigenza di sovrapporre la domanda di natura quantitativa con la qualità e le caratteristiche delle singole aree di intervento ha consentito di individuare, anche nel dettaglio, i "contenitori" privilegiati per i diversi fabbisogni, sulla base di criteri che favoriscono la preesistenza di servizi, la economicità, la compatibilità ambientale, in buona sostanza le aree comprese entro i margini della città urbanizzata.
Un piano con costi di attuazione limitati, che privilegia l'utilizzo delle risorse disponibili, spaziali, umane e monetarie. La sostenibilità del piano si misura anche con la razionalità, con l'efficacia e l'efficienza della risorse impiegate.
La realizzazione degli standards territoriali sarà favorita dal coinvolgimento degli operatori privati, dai meccanismi previsti per la cessione gratuita di aree delle risorse derivanti dal "convenzionamento", oltre che dai tradizionali metodi di scomputo di oneri e contributi in opere compiute.
Ciò consentirà di attivare processi di attuazione del programma delle opere pubbliche coerenti con lo strumento urbanistico, e che saranno coordinati dal P.P.A., avvalendosi - tra l'altro - delle opportunità connesse con i più innovativi metodi di finanziamento.
Un piano quindi che si rivolge all'uomo, proprio per questa sua fondamentale caratteristica - e che si ritiene emerga con sufficiente chiarezza dalla sintesi sin qui esposta - in quanto non intende stravolgere i principi regolatori della morfologia urbana, ma intende trasformare il suo ambiente fisico, in modo compatibile con la sua storia, con le sue caratteristiche peculiari, tutelando, recuperando e riqualificando le aree maggiormente compromesse.
Un piano per l'uomo non può avere al centro parametri edificatori, quantità, zonizzazioni, cubature e standards, bensì bisogni da soddisfare, strumenti e metodi di intervento. Deve valorizzare e favorire le trasformazioni di qualità, affrontando la complessità con proposte migliorative, anche se possono sembrare semplici e "normali", con regole compositive che entrino a far parte del patrimonio culturale della città, e non esclusivamente con norme regolamentari.
Un piano, richiamando ancora una volta, in conclusione, ciò che sosteneva Patrick Geddes, che non deve essere solo materia "per i consigli municipali....: il vero piano ....è la risultante e il fiore di tutta la civiltà di una comunità e di un'epoca".
Un Piano consapevole della difficoltà di controllare in modo assolutistico e universale i processi di trasformazione urbana, attraverso semplicistici modelli di natura quantitativa, ma che invece si apre alla partecipazione ed al confronto, indispensabile per la sua fase attuativa e gestionale.
Un Piano consapevole che per la sua attuazione necessitano affrofondimenti e studi operativi.
Un Piano consapevole che la nostra Eutopia ideale, il nostro sogno, è quì, nella città che ci circonda.
Non è certo compito minore correggere e migliorare l'esistente rispetto a fondare il nuovo.